martedì, 5 luglio 2022
Medinews
27 Marzo 2012

ESTROGENI EQUINI CONIUGATI E INCIDENZA MORTALITÀ PER CANCRO MAMMARIO IN DONNE IN POST-MENOPAUSA DOPO ISTERECTOMIA

Il trattamento ormonale con estrogeni per più di 5 anni in donne con sintomi della menopausa sembra non influire sull’incidenza e sulla mortalità per cancro alla mammella. In contrasto con l’esito di molti studi osservazionali, le donne che hanno partecipato al trial clinico Women’s Health Initiative (WHI), randomizzate a ricevere solo estrogeno, hanno manifestato un’incidenza più bassa di cancro invasivo alla mammella rispetto a quelle non in trattamento ormonale sostitutivo (placebo). I ricercatori statunitensi hanno valutato l’influenza dell’uso di estrogeni sull’incidenza e sulla mortalità per cancro mammario a lungo termine in un follow-up esteso di questa coorte di donne. Tra il 1993 e il 1998, WHI ha arruolato 10739 donne in post-menopausa in uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato contro placebo, in 40 centri clinici negli Stati Uniti. Le donne (50 – 79 anni) che erano state sottoposte a isterectomia e per le quali si stimava una sopravvivenza a 3 anni e mammografia negativa sono state randomizzate, con algoritmo computerizzato a blocchi alternati, stratificate per gruppo d’età e centro, a ricevere estrogeno equino coniugato per via orale (0.625 mg al giorno; n = 5310) o placebo (n = 5429). Lo studio è terminato anticipatamente il 29 febbraio 2004 per grave effetto avverso (ictus), ma il follow-up è proseguito fino al termine pianificato (31 marzo 2005). I ricercatori hanno chiesto il consenso per l’estensione della sorveglianza a 9786 partecipanti viventi attraverso un follow-up attivo e 7645 hanno acconsentito. Utilizzando i dati dal follow-up esteso (fino al 14 agosto 2009), gli autori dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) hanno esaminato gli effetti a lungo termine dell’uso di estrogeni sull’incidenza di cancro invasivo della mammella, sulle caratteristiche del tumore e sulla mortalità. Hanno usato modelli di regressione di Cox per stimare gli hazard ratio (HR) nella popolazione ‘intention-to-treat’. Dopo un follow-up mediano di 11.8 anni (IQR: 9.1 -12.9), l’uso di estrogeni per un periodo mediano di 5.9 anni (IQR: 2.5 – 7.3) è stato associato ad una più bassa incidenza di cancro invasivo alla mammella (151 casi, 0.27% all’anno) rispetto al placebo (199 casi, 0.35% all’anno; HR 0.77, IC 95%: 0.62 – 0.95; p = 0.02), senza alcuna differenza (p = 0.76) tra gli effetti in fase di intervento (HR 0.79, IC 95%: 0.61 – 1.02) e di post-intervento (HR 0.75, IC 95%: 0.51 – 1.09). In analisi di sottogruppo gli autori hanno osservato che la riduzione del rischio di cancro mammario con l’uso di estrogeni era focalizzata alle donne che non presentavano malattia benigna al seno (p = 0.01) o storia familiare di cancro al seno (p = 0.02). Nel gruppo che aveva ricevuto l’estrogeno, meno donne sono morte per cancro al seno (n = 6, 0.009% all’anno) rispetto ai controlli (n = 16, 0.024% all’anno; HR 0.37, IC 95%: 0.31 – 0.91; p = 0.03). Inoltre, meno donne nel gruppo che ha ricevuto estrogeni sono decedute per ogni causa dopo la diagnosi di cancro al seno (n = 30, 0.046% all’anno) rispetto al gruppo che ha ricevuto placebo (n = 50, 0.076% all’anno; HR 0.62, IC 95%: 0.39 – 0.97; p = 0.04). In conclusione, i risultati dello studio possono rassicurare le donne, che dopo isterectomia ricevono estrogeni per circa 5 anni per controllare i sintomi della menopausa, sull’incidenza e sulla mortalità per cancro mammario. Tuttavia, gli stessi dati non sostengono l’uso di estrogeni per ridurre il rischio di cancro alla mammella, perché ogni beneficio osservato non sembra sia applicabile alla popolazione a rischio più alto per questo stesso tumore.
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