venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
16 Gennaio 2012

ESPRESSIONE DI EGFR E SOPRAVVIVENZA IN PAZIENTI CON NSCLC AVANZATO TRATTATI CON CHEMIOTERAPIA DI PRIMA LINEA E CETUXIMAB

L’elevata espressione di EGFR costituisce un marcatore biologico tumorale in grado di predire il beneficio di sopravvivenza che si ottiene con l’aggiunta di cetuximab alla chemioterapia di prima linea in pazienti con cancro polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio avanzato. I risultati dello studio di fase 3 FLEX (First-Line ErbituX in lung cancer) hanno indicato che l’aggiunta di cetuximab alla chemioterapia di prima linea ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale, rispetto alla sola chemioterapia (hazard ratio [HR] 0.871, IC 95%: 0.762 – 0.996; p = 0.044) in pazienti con NSCLC avanzato. Per individuare i pazienti che potevano trarre beneficio dalla somministrazione di cetuximab, gli investigatori hanno studiato l’associazione tra livello di espressione tumorale di EGFR ed esito clinico nei pazienti dello studio FLEX. Hanno utilizzato i dati di espressione tumorale di EGFR, raccolti prospettivamente, per generare un punteggio immunoistochimico in questi pazienti entro una scala continua da 0 a 300 e utilizzato i dati di risposta per selezionare una soglia discriminatoria con un’espressione di EGFR equivalente a 200. L’esito del trattamento è stato quindi analizzato in pazienti con bassa (punteggio < 200) o alta (≥ 200) espressione di EGFR tumorale. Endpoint primario dello studio FLEX era la sopravvivenza globale nella popolazione di pazienti analizzati secondo ‘intention-to-treat’ (ITT). Nella popolazione ITT, i dati di immunoistochimica tumorale di EGFR erano disponibili per 1121 su 1125 pazienti (99.6%): 345 pazienti valutabili (31%) hanno mostrato elevata espressione di EGFR e 776 bassa (69%). Tra i pazienti che presentavano elevata espressione di EGFR, la sopravvivenza globale è risultata più lunga nel gruppo trattato con chemioterapia e cetuximab che in quello randomizzato a sola chemioterapia (mediana 12.0 mesi [IC 95%: 10.2 – 15.2] vs 9.6 mesi [IC 95%: 7.6 – 10.6], HR 0.73 [IC 95%: 0.58 – 0.93]; p = 0.011), senza alcun significativo aumento degli effetti collaterali. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) non ha evidenziato invece alcun beneficio di sopravvivenza con cetuximab nei pazienti che presentavano bassa espressione di EGFR (mediana 9.8 mesi [IC 95%: 8.9 – 12.2] vs 10.3 mesi [IC 95%: 9.2 – 11.5], HR 0.99 [IC 95%: 0.84 – 1.16]; p = 0.88). Il test di interazione del trattamento, che ha valutato la differenza tra HR della sopravvivenza globale nei gruppi a diversa espressione di EGFR, ha attribuito un valore predittivo all’espressione di EGFR (p = 0.044). Un’elevata espressione di EGFR è dunque stata identificata quale marcatore biologico tumorale per la predizione di una migliore sopravvivenza dopo somministrazione di cetuximab in combinazione alla chemioterapia di prima linea in pazienti con NSCLC avanzato. La valutazione dell’espressione di EGFR offre, secondo gli investigatori dello studio FLEX, un approccio di trattamento personalizzato in questo ambito.
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