sabato, 28 novembre 2020
Medinews
25 Maggio 2009

ESPERTI, CON LAVAGGIO MANI UN TERZO INFEZIONI IN MENO

L’accurato lavaggio delle mani da parte di medici e infermieri, l’implementazione negli ospedali di sistemi di sorveglianza microbiologica locale, nazionale e internazionale, la rapidità della diagnosi e l’avvio di una appropriata terapia antibiotica sono i più importanti presidi per ridurre in maniera significativa (almeno nel 30% dei casi) l’infezione provocata dallo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, responsabile ogni anno in Europa di circa 50 000 decessi. In particolare, la diffusione dei programmi educativi all’interno degli ospedali per aumentare la percentuale degli operatori sanitari che attuano correttamente il lavaggio delle mani avrebbe una grande rilevanza nel contrastare le infezioni acquisite dai pazienti nel corso dei ricovero in ospedale. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che circa il 30% delle infezioni nosocomiali viene trasmesso attraverso le mani colonizzate di medici e infermieri e che la corretta applicazione dei protocolli di lavaggio delle mani porta a una significativa riduzione delle infezioni da MRSA all’interno dell’ospedale. E’ quanto emerge dai documenti finali della consensus conference promossa dalla Società Europea di Microbiologia Clinica e di Malattie Infettive (ESCMID) sotto la guida del Prof. Roberto Cauda, direttore dell’Istituto di Clinica delle Malattie infettive dell’Università Cattolica – Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma, e del Prof. Javier Garau, Dipartimento di Medicina Interna, Hospital Mútua de Terrassa, dell’Università di Barcellona. Tali documenti sono stati appena pubblicati su “Clinical Microbiology and Infection”, rivista ufficiale dell’ESCMID. Lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina è responsabile, in Europa, di circa 3.000.000 infezioni che possono essere acquisite durante il ricovero ospedaliero correlate a una elevata mortalità (nel 15-30% dei casi di infezioni sistemiche) e a un significativo incremento dei costi di sanità pubblica (stimati in circa 20.000-25.000 euro per paziente con infezione nosocomiale). “I pazienti con infezione da MRSA presentano un rischio di mortalità doppio rispetto ai pazienti contagiati da ceppi sensibili alla meticillina”, spiega il prof. Cauda. Il primo isolamento di MRSA fu segnalato negli ospedali inglesi nel 1961, diffondendosi successivamente in tutto il mondo. In Europa la distribuzione di MRSA è molto disomogenea tra i diversi Paesi. “Recenti dati da un sistema di sorveglianza europeo hanno documentato una percentuale media europea di meticillina-resistenza pari al 25%, con le più alte percentuali registrate in Italia (58%) e in Portogallo (54%) e le più basse in Svizzera ed Olanda (2%)”.
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