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18 Maggio 2010

ESITO PIÙ SFAVOREVOLE IN FUMATORI DURANTE RADIOTERAPIA DI CANCRO TESTA COLLO

Fumare durante la terapia radiante dei tumori di testa e collo ha un effetto negativo sulla prognosi. A questa conclusione sono giunti ricercatori della University of California Davis Cancer Center di Sacramento dopo aver valutato l’effetto del consumo continuativo di sigarette in pazienti sottoposti a radioterapia per cancro di testa e collo, paragonando gli esiti clinici in fumatori attivi e in coloro che avevano smesso di fumare. Gli autori dello studio pubblicato nella rivista International Journal of Radiation Oncology, Biology and Biophysics (leggi abstract originale) hanno condotto una revisione delle cartelle cliniche di 101 pazienti con carcinoma a cellule squamose, localizzato a gola, bocca o altre aree di testa e collo, di nuova diagnosi, che hanno continuato a fumare durante la terapia radiante. Ogni fumatore attivo è stato accoppiato ad un paziente di controllo che aveva smesso di fumare prima di iniziare la radioterapia. Il ‘matching’ è stato generato in base al numero di pacchetti di sigarette fumati, al sito primario del tumore, all’età, al sesso, al performance status di Karnofsky, allo stadio della malattia, alla dose di radiazione, all’uso di chemioterapia, all’anno di trattamento e alla procedura chirurgica se eseguita. Gli esiti sono stati comparati con l’uso dell’analisi di Kaplan-Meier. Gli effetti sul tessuto normale sono stati classificati secondo i criteri di tossicità del trattamento per il cancro della Radiation Therapy Oncology Group/European Organization. Ad un follow-up mediano di 49 mesi, i fumatori mostravano sopravvivenza globale a 5 anni (23% vs 55%), controllo locoregionale (58% vs 69%) e sopravvivenza libera da malattia (42% vs 65%) statisticamente inferiori, rispetto a coloro che avevano smesso di fumare prima dell’inizio della terapia radiante (p < 0.05 per tutti). Queste differenze rimanevano statisticamente significative anche quando i pazienti trattati con radioterapia post-operatoria o definitiva sono stati analizzati separatamente. L’incidenza di complicanze tardive di grado 3 o superiore era significativamente aumentata tra i fumatori, rispetto agli ex-fumatori (49% vs 31%; p = 0.01). Gli autori suggeriscono l’avviamento di studi per approfondire i meccanismi biologici e molecolari che sottintendono le differenze tra fumatori e non fumatori.
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