mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
19 Dicembre 2013

ESITI ‘REAL-WORLD’ DEL CARCINOMA RENALE METASTATICO: ASPETTI DA UN REGISTRO ACCADEMICO E OSPEDALIERO DI COMUNITÀ

La sopravvivenza è in linea con quanto atteso in popolazioni simili, ma i dati reali possono offrire informazioni su cure e impatto delle stesse quando mancano i dati sperimentali

Quando nuove terapie per il carcinoma renale metastatico sono introdotte in tempi brevi nel mercato, può mancare l’evidenza da studi comparativi randomizzati che guidi le decisioni di trattamento, specialmente per la seconda e successiva linea. A dimostrazione di ciò, i ricercatori del Duke University Medical Center, del Center for Learning Health Care, Duke Clinical Research Institute di Durham e dell’ACORN Research di Memphis hanno studiato il carcinoma renale metastatico in ambito clinico ‘real-world’ creando un unico registro retrospettivo del carcinoma renale metastatico congiunto, accademico e di comunità, per valutare gli esiti. Per questa analisi della sopravvivenza globale (OS), la coorte analitica comprendeva tutti i pazienti inclusi nel registro che avevano ricevuto la diagnosi tra il 1 gennaio 2007 e il 31 maggio 2011 (n = 384). I pazienti sono stati raggruppati per numero di trattamenti, fino a un massimo di tre esposizioni, e secondo il meccanismo d’azione di ciascun agente: inibitori tirosin-chinasici del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGFR TKI), inibitori del target della rapamicina (mTOR) o nessuna terapia sistemica (NST, che includeva radioterapia o resezione chirurgica). La OS, secondo la sequenza di esposizione, è stata valutata utilizzando analisi di Kaplan-Meier, comparazione a coppie e regressione di Cox. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Oncology Practice (leggi abstract), la OS mediana è risultata di 17.2 mesi. La OS dopo un’unica esposizione era pari a 5.4 mesi con mTOR, 18.2 mesi con TKI e 18.4 mesi con NST, e, dopo trattamento sequenziale con due agenti, era invece 9.3 mesi con mTOR/TKI, 13.9 mesi con TKI/mTOR e 35.2 mesi con TKI/TKI, mentre con la sequenza di tre agenti era 20.9 mesi con TKI/mTOR/TKI e 33.1 con TKI/TKI/mTOR. In analisi di comparazione a coppie, la OS con solo TKI o con le sequenze mTOR/TKI, TKI/mTOR, TKI/TKI, TKI/mTOR/TKI e TKI/TKI/mTOR era sempre superiore a quella con solo mTOR (tutti p < 0.04). I dati demografici hanno confermato che tutti i pazienti trattati inizialmente con inibitori mTOR avevano più frequentemente caratteristiche prognostiche avverse. In analisi di regressione di Cox, rispetto al trattamento di riferimento con TKI, la sequenza TKI/TKI ha mostrato un rischio di morte più basso (hazard ratio 0.53; p = 0.03) mentre la terapia con mTOR quello più alto (hazard ratio 2.16; p = 0.002). In conclusione, gli esiti di sopravvivenza nel carcinoma renale metastatico hanno caratteristiche diverse, con risultati generali concordanti con le aspettative di studi in popolazioni similari di pazienti. I dati ‘real-world’, dunque, possono fornire informazioni sul tipo di cure e sull’impatto di queste quando non sono disponibili dati sperimentali.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2013
TORNA INDIETRO