sabato, 25 maggio 2024
Medinews
5 Agosto 2009

ESITI ISTOPATOLOGICI DELLA TERAPIA NEOADIUVANTE GUIDATA DA IMMAGINI NEL CARCINOMA EPATICO

La maggior parte dei pazienti sottoposti a terapia neoadiuvante presenta tumore vitale anche dopo l’apparente successo del trattamento

Il miglior trattamento curativo per l’epatocarcinoma è il trapianto di fegato, seppur con le limitazioni dettate dalla dimensione e dal numero dei noduli (lesione solitaria < 5 cm o massimo 3 lesioni < 3 cm ciascuna). L’arresto della crescita o la riduzione della massa tumorale per rendere eleggibili i pazienti al trapianto può essere ottenuto con trattamenti neoadiuvanti, quali la chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), la radioterapia interna selettiva (SIRT) o l’ablazione chimica o in radiofrequenza (ARF). Ricercatori della University of Pennsylvania di Filadelfia hanno valutato in campioni bioptici da espianto la risposta istopatologica alla terapia neoadiuvante guidata da immagine prima del trapianto di fegato. Nello studio pubblicato nella rivista Journal of Gastrointestinal and Liver Diseases (leggi abstract originale), 28 pazienti con 39 noduli di carcinoma epatico eleggibili per il trapianto di fegato sono stati sottoposti a terapia neoadiuvante guidata da immagine da 1 a 393 giorni prima del trapianto. Il trattamento includeva TACE (5 noduli), SIRT (7 noduli), ARF (12 noduli), ablazione chimica (3 noduli) TACE combinata a iniezione di acido acetico (1 nodulo) e TACE combinata ad ARF (11 noduli). Diciannove dei 28 pazienti non trapiantati entro 30 giorni sono stati sottoposti a risonanza magnetica durante questo periodo e 3 pazienti con progressione della malattia sono stati trattati nuovamente a terapia neoadiuvante. Tumore residuo attivo è stato osservato nel 42% dei pazienti dopo il trattamento associato a metodica d’immagine. L’analisi dei campioni ha rivelato tumori attivi in 35 dei 39 noduli trattati (90%) e in altre parti del fegato espiantato, in tutti i pazienti. Attività e/o progressione del tumore dopo trattamento sono state osservate in 5 dei 5 noduli trattati con TACE, in 6 dei 7 trattati con SIRT, in 11 dei 12 con ARF, in 2 dei 3 noduli trattati con ablazione chimica e in 11 dei 12 noduli trattati con terapia combinata. Tumore attivo locale o distante è stato osservato con risonanza magnetica sul tessuto espiantato nella maggior parte dei pazienti con carcinoma epatico dopo terapia neoadiuvante, malgrado l’apparente successo del trattamento.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2009
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