ESITI DELLA LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA DOPO FALLIMENTO DELLA TERAPIA DI INDUZIONE IN PAZIENTI GIOVANI
Il fallimento della terapia di remissione-induzione è un evento avverso raro, ma grave, in bambini e adolescenti con leucemia linfoblastica acuta (LLA). Le caratteristiche di questa malattia che non risponde alla terapia di induzione sono infatti eterogenee. Tra i 44017 giovani (età: 0 – 18 anni) con nuova diagnosi di LLA, trattati tra il 1985 e il 2000 nell’ambito di 14 gruppi di studio cooperativi, i ricercatori dello University Medical Center Schleswig-Holstein, Christian-Albrechts-University di Kiel, hanno identificato 1041 pazienti (2.4%) nei quali la terapia di remissione-induzione della durata di 4 – 6 settimane non aveva avuto effetto. Il fallimento dell’induzione è stato definito come persistenza di blasti leucemici nel sangue, midollo osseo o altra localizzazione extra-midollare. In questi pazienti, gli autori hanno analizzato le relazione tra caratteristiche della malattia, trattamenti somministrati e ‘outcome’. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) indicano che i pazienti che presentano fallimento della terapia di induzione mostrano più frequentemente caratteristiche di alto rischio, che includono un’età più avanzata, un elevato numero di leucociti, leucemia con fenotipo a cellule T, cromosoma Philadelphia e riarrangiamento 11q23. Ad un follow-up mediano di 8.3 anni (range: 1.5 – 22.1), la stima del tasso di sopravvivenza a 10 anni è risultata solo del 32 ± 1%. Un’età superiore a 10 anni, leucemia a cellule T, la presenza di riarrangiamento cromosomico 11q23 e di blasti nel midollo osseo superiori al 25% alla fine della terapia di induzione sono stati associati ad una prognosi particolarmente sfavorevole. Un’elevata iperdiploidia (numero modale di cromosomi > 50) e un’età compresa tra 1 e 5 anni sono state invece associate a un esito favorevole in pazienti con leucemia a precursori delle cellule B. Il trapianto allogenico di cellule staminali da donatori consanguinei compatibili è stato associato a un esito migliore nella leucemia a cellule T. I bambini più giovani di 6 anni con leucemia a precursori delle cellule B e nessuna caratteristica genetica avversa mostrano un tasso di sopravvivenza a 10 anni del 72 ± 5%, quando trattati con sola chemioterapia. In conclusione, la LLA pediatrica che non risponde alla terapia di induzione è altamente eterogenea. I pazienti con leucemia a cellule T sembrano avere una prognosi migliore dopo trapianto allogenico di cellule staminali che con chemioterapia, mentre i pazienti con leucemia a precursori delle cellule B senza altra caratteristica avversa sembrano rispondere meglio alla chemioterapia.