giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
25 Giugno 2012

EQUIVALENZA DELL’EFFICACIA DI TEMOZOLOMIDE A RADIOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DI PAZIENTI ANZIANI CON ASTROCITOMA MALIGNO

Lo studio randomizzato NOA-08, di fase 3, di non-inferiorità, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), ha indicato che il trattamento con temozolomide (‘dose-dense’) da solo è efficace e sicuro quanto la radioterapia in pazienti anziani con astrocitoma maligno. Mentre la radioterapia è il trattamento standard per questi pazienti, il ruolo della chemioterapia primaria è attualmente poco definito. Neuro-oncologi tedeschi afferenti al Gruppo di Studio del Neuro-oncology Working Group (NOA) della German Cancer Society hanno arruolato tra il 15 maggio 2005 e il 2 novembre 2009 pazienti con astrocitoma anaplastico o glioblastoma, più anziani di 65 anni e con ‘performance score’ di Karnofsky uguale o superiore a 60, a ricevere temozolomide (100 mg/m2), somministrato ai giorni 1 – 7 a settimane alterne, o radioterapia (60 Gy), somministrata in 30 frazioni di 1.8 – 2.0 Gy durante un periodo di 6 – 7 settimane. Endpoint primario era la sopravvivenza globale. La non-inferiorità, valutata con margine del 25%, è stata analizzata in tutti i pazienti che hanno ricevuto almeno una dose del trattamento assegnato. Dei 584 pazienti esaminati, ne sono stati arruolati 412 e 373 (195 sono stati randomizzati a temozolomide e 178 a radioterapia) hanno ricevuto almeno una dose di trattamento e sono stati inclusi nell’analisi di efficacia. La sopravvivenza globale mediana è risultata di 8.6 mesi (IC 95%: 7.3 – 10.2) nel gruppo randomizzato a temozolomide e di 9.6 mesi (IC 95%: 8.2 – 10.8) in quello a radioterapia (hazard ratio [HR] 1.09, IC 95%: 0.84 – 1.42; p non-inferiorità = 0.033). La sopravvivenza mediana libera da eventi (EFS) non era significativamente differente tra i due gruppi di pazienti (3.3 mesi, IC 95%: 3.2 – 4.1, con temozolomide vs 4.7 mesi, IC 95%: 4.2 – 5.2, con radioterapia; HR 1.15, IC 95%: 0.92 – 1.43; p non-inferiorità = 0.043). La metilazione del promotore tumorale MGMT è stata osservata in 73 pazienti su 209 esaminati (35%) ed è stata associata ad una più lunga sopravvivenza globale rispetto allo stato non-metilato (11.9 mesi, IC 95%: 9.0 – non raggiunto, vs 8.2 mesi, IC 95%: 7.0 – 10.0; HR 0.62, IC 95%: 0.42 – 0.91; p = 0.014). La EFS era più lunga nei pazienti con metilazione del promotore MGMT che avevano ricevuto temozolomide rispetto a quelli sottoposti a radioterapia (8.4 mesi, IC 95%: 5.5 – 11.7, vs 4.6 mesi, IC 95%: 4.2 – 5.0), mentre l’inverso si è verificato nei pazienti che non presentavano metilazione del promotore MGMT (3.3 mesi, IC 95%: 3.0 – 3.5, vs 4.6 mesi, IC 95%: 3.7 – 6.3). Gli eventi avversi di grado 3 – 4 più frequenti, legati al trattamento, erano neutropenia (16 pazienti nel gruppo temozolomide vs 2 in quello a radioterapia), linfocitopenia (46 vs 1), trombocitopenia (14 vs 4), elevazione degli enzimi epatici (30 vs 16), infezioni (35 vs 23) ed eventi trombo-embolici (24 vs 8). In conclusione, il trattamento con temozolomide è risultato non-inferiore alla radioterapia nel trattamento di pazienti anziani con astrocitoma maligno. La metilazione del promotore MGMT sembra essere un biomarcatore particolarmente utile per predire gli esisti del trattamento e potrebbe aiutare nel processo di decisione terapeutica.
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