martedì, 24 novembre 2020
Medinews
7 Aprile 2009

EMBOLIZZAZIONE TRANSARTERIOSA CON MICROSFERE NEL CARCINOMA EPATICO

L’embolizzazione transarteriosa è emersa quale trattamento ben tollerato per l’epatocarcinoma iniziale o allo stadio intermedio, anche se permette di ottenere una risposta completa mantenuta solo in una piccola parte dei pazienti. La metodica di radiologia interventistica utilizza un singolo agente embolizzante che provoca ischemia nella massa tumorale evitando, ai pazienti con epatocarcinoma, la tossicità da chemioterapia. Ricercatori del Policlinico e dell’Università di Milano hanno valutato applicabilità, tollerabilità ed efficacia della tecnica di embolizzazione transarteriosa con utilizzo di microsfere in pazienti con unica massa di carcinoma epatico. Nello studio, pubblicato sulla rivista Digestive and Liver Disease (leggi abstract originale), sono stati arruolati 18 pazienti consecutivi con cirrosi compensata ed epatocarcinoma singolo ipervascolarizzato, per i quali il trapianto di fegato era indicato (n = 3) o escluso per l’applicazione di terapie radicali (n = 15). I pazienti sono stati sottoposti ad embolizzazione transarteriosa con microsfere, ripetuta ogni due mesi per un massimo di 3 cicli, fino a completa devascolarizzazione dimostrata alla TAC. Sono state somministrate 50 applicazioni (media 2.8; range 1-6), che corrispondevano al 100% dell’applicabilità. Una risposta completa iniziale era stata ottenuta in 16 pazienti (89%) e confermata con istologia in 2 pazienti trapiantati. Durante i 21 mesi di follow-up (range 8-36), l’epatocarcinoma è ricomparso in 10 pazienti che avevano mostrato una risposta iniziale completa (62%) e noduli tumorali de novo si sono sviluppati in 10 (56%). Nessun paziente ha richiesto la somministrazione di analgesici o ha subito deterioramento della funzione epatica dopo embolizzazione transarteriosa.
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