lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
3 Agosto 2009

EFFICACIA, SICUREZZA E POTENZIALI BIOMARCATORI DELLA MONOTERAPIA CON SUNITINIB NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Uno studio suggerisce che un esito migliore del trattamento dell’epatocarcinoma avanzato con sunitinib si potrebbe ottenere attraverso un controllo dell’infiammazione. Ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno condotto uno studio multidisciplinare di fase II sul sunitinib, un inibitore del recettore tirosin-chinasico del VEGF, in pazienti con carcinoma epatico avanzato. I pazienti hanno ricevuto 37.5 mg/die di sunitinib per 4 settimane seguite da 2 settimane di sospensione in ogni ciclo di 6 settimane di trattamento. L’endpoint primario dello studio, pubblicato nella rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), era la sopravvivenza libera da progressione (SSP). I ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica per valutare le alterazioni vascolari nel carcinoma epatico dopo trattamento con sunitinib. Biomarcatori molecolari e cellulari circolanti sono stati valutati prima del trattamento con sunitinib e in sei momenti successivi nei 34 pazienti arruolati nello studio. La percentuale di risposta obiettiva è stata pari al 2.9%, mentre il 50% dei pazienti ha mostrato stabilizzazione della malattia. La SSP mediana era 3.9 mesi (IC 95%: 2.6-6.9 mesi) e quella globale era 9.8 mesi (IC 95%: 7.4 mesi – dato non disponibile). La tossicità di grado 3 o 4 includeva leucopenia/neutropenia, trombocitopenia, elevazione delle aminotrasferasi e fatigue. Sunitinib ha rapidamente ridotto la permeabilità vascolare e tale effetto è stato più pronunciato nei pazienti che hanno mostrato ritardo nella progressione. Sia alle prime valutazioni (basale e al giorno 14) che dopo 3 cicli di trattamento, gli alti livelli di fattori infiammatori (ad es. IL-6, fattore 1-alfa derivato dallo stroma e c-KIT solubile) e di cellule progenitrici circolanti sono stati associati a prognosi sfavorevole. In definitiva, sunitinib presenta una modesta attività antitumorale nel carcinoma epatico avanzato, seppur con effetti avversi controllabili. Rapide alterazioni della permeabilità vascolare nel tessuto tumorale e biomarcatori infiammatori circolanti sono i potenziali determinanti della risposta e della resistenza a sunitinib nel carcinoma epatico. Lo studio suggerisce quindi che il controllo dell’infiammazione potrebbe essere un fattore critico per migliorare l’esito del trattamento nel carcinoma epatico avanzato.
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