giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
7 Ottobre 2010

EFFICACIA E TOSSICITÀ DELLA TERAPIA CON MICROSFERE 90Y-SIR NEL CARCINOMA EPATICO

L’approccio radiobiologico, basato sulla dosimetria specifica per il paziente, potrebbe migliorare il trattamento del tumore limitando la tossicità epatica

La terapia di radiazione interna selettiva con sfere radioattive di ittrio 90 (90Y-SIR) è sempre più frequentemente utilizzata per il trattamento del carcinoma epatico non resecabile. Tuttavia, la massima dose rilasciata è limitata dall’elevato grado di danno al tessuto non tumorale, come il parenchima epatico. Lo studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori – Regina Elena di Roma è stato disegnato per migliorare i modelli radiobiologici, sia aumentando le probabilità di controllo sul tumore che diminuendo le probabilità di complicanze al tessuto normale, cioè per rendere più efficace la risposta locale limitando la tossicità epatica. L’eleggibilità dei pazienti era stabilita dalla diagnosi di carcinoma epatico, da adeguati parametri midollari e dalla normale funzione epatica e polmonare. Sono stati esclusi quelli con shunt polmonare per macroaggregati di albumina marcata (99m)Tc superiore a 20%, qualsiasi rallentamento non correggibile del tratto gastrointestinale, flusso epatico retrogrado o trombosi venosa portale completa. I pazienti hanno ricevuto somministrazione controllata di sfere 90Y-SIR, la cui attività è stata determinata con il metodo dell’area empirica della superficie corporea. La distribuzione della dose è stata valutata usando quella di attività post-trattamento (3D) e i calcoli di Monte Carlo (dose ‘voxel kernel’), anche le dosi medie al tumore e al tessuto epatico sano sono state calcolate per ogni paziente. La risposta è stata valutata secondo il RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumors) e le raccomandazioni dell’EASL (European Association for the Study of the Liver). I criteri sono stati usati per determinare le possibili tossicità epatiche. I parametri dei modelli di probabilità di controllo del tumore e delle complicanze al tessuto normale sono stati stabiliti per massimizzazione diretta della probabilità. Nello studio pubblicato nel Journal of Nuclear Medicine (leggi abstract originale) sono stati trattati 73 pazienti. Una risposta parziale o completa è stata osservata nel 74% e 55% dei pazienti, trattati con dose media di 110 Gy, rispettivamente secondo le linee guida EASL e RECIST, mentre le probabilità attese di controllo sul tumore erano rispettivamente 73% e 55%. Tossicità epatiche di grado ≥ 2 (G2), ≥ 3 (G3) e ≥ 4 (G4), con dose mediana all’organo di 36 Gy (range: 6 – 78 Gy), erano osservate nel 32% (23 di 73), 21% (15) e 11% (8) dei pazienti, rispettivamente. I parametri che descrivono i dati di tossicità epatica ≥ G2, usando il modello di probabilità delle complicanze sul tessuto normale, erano la dose di tolleranza dell’intero organo di 52 Gy (intervallo di confidenza [IC] 95%: 44 – 61 Gy) che porta a una probabilità di complicanza del 50% e la pendenza di probabilità delle complicanze sul tessuto normale rispetto alla dose di 0.28 (IC 95%: 0.18 – 0.60), assumendo n = 1. Ciò sta ad indicare che l’approccio radiobiologico basato sulla dosimetria individuale può migliorare il trattamento dell’epatocarcinoma, mantenendo la tossicità all’organo a livelli accettabili.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2010
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