lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
1 Agosto 2012

EFFICACIA E SICUREZZA DI SORAFENIB IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Analisi di sottogruppo dello studio SHARP di fase III confermano che il farmaco migliora la sopravvivenza globale e il tasso di controllo della malattia, rispetto al placebo

Lo studio SHARP (Sorafenib Hepatocellular Carcinoma Assessment Randomized Protocol) ha dimostrato che sorafenib migliora la sopravvivenza globale (OS) e che il trattamento è sicuro nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato. Nello studio, 602 pazienti con funzione epatica ben preservata (> 95% dei pazienti era in classe Child-Pugh A) sono stati randomizzati a sorafenib (400 mg b.i.d. per via orale) o placebo, in continuo. Poiché il carcinoma epatico è una malattia eterogenea, le caratteristiche basali dei pazienti potrebbero alterare le risposte individuali al trattamento. Per questo gli autori hanno condotto una serie comprensiva di analisi esplorative di sottogruppo sui dati dello studio SHARP per esaminare se le caratteristiche basali dei pazienti influenzassero l’efficacia e la sicurezza di sorafenib. Cinque domini di sottogruppo sono stati valutati: eziologia della malattia, carico tumorale, performance status, stadio tumorale e terapie precedenti. La OS, il tempo alla progressione (TTP), il tasso di controllo della malattia (DCR) e la sicurezza sono state analizzate nei sottogruppi entro ciascun dominio. Queste analisi, pubblicate sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract), hanno mostrato che sorafenib costantemente migliorava la OS mediana rispetto al placebo, come confermato dai valori di hazard ratio (HR) compresi tra 0.5 e 0.85, simili a quelli registrati nell’intera coorte (HR 0.69). Sorafenib ha inoltre costantemente migliorato anche il TTP mediano (HR 0.40 – 0.64), eccetto che nei pazienti HBV-positivi (HR 1.03), e la DCR mediana. Gli autori fanno notare che i risultati sono limitati dal basso numero di pazienti in alcuni sottogruppi. Gli eventi avversi di grado 3 e 4 più frequenti includevano diarrea, reazione cutanea mano-piede e fatigue, ma l’incidenza non è variata sensibilmente tra i diversi sottogruppi. In conclusione, analisi esplorative di sottogruppo indicano che sorafenib ha mantenuto il miglioramento della OS e DCR mediana rispetto al placebo nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato, indipendentemente dall’eziologia della malattia, dal carico tumorale basale, dal performance status, dalla stadio tumorale e dalla precedente terapia.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 7 – Agosto 2012
TORNA INDIETRO