venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
24 Gennaio 2012

EFFICACIA E SICUREZZA DI PERTUZUMAB NEOADIUVANTE COMBINATO A TRASTUZUMAB E DOCETAXEL NEL CANCRO MAMMARIO HER2-POSITIVO

L’introduzione di pertuzumab, un nuovo anticorpo anti-HER2, nella terapia per il cancro mammario HER2-positivo in stadio precoce ne ha migliorato l’efficacia senza alterarne sostanzialmente la tollerabilità. Anche l’associazione pertuzumab e trastuzumab ha eliminato il tumore in alcune pazienti mostrando al contempo un profilo di sicurezza favorevole. Vari studi con pertuzumab hanno evidenziato una maggiore efficacia del trattamento per il cancro alla mammella quando usato in associazione a trastuzumab, un altro anticorpo anti-HER2. Gli investigatori dello studio NeoSphere, coordinati dal prof. Luca Gianni direttore di Oncologia Medica al Centro Oncologico San Raffaele di Milano, hanno randomizzato (1:1:1:1) centralmente 417 pazienti naïve con cancro alla mammella HER2-positivo, dopo stratificazione per cancro operabile, avanzato localmente o infiammatorio ed espressione dei recettori ormonali, a ricevere 4 cicli di trattamento neoadiuvante costituito da trastuzumab (dose di carico 8 mg/kg, seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane) e docetaxel (75 mg/m2, aumentato a 100 mg/m2, se tollerato, ogni 3 settimane; gruppo A) oppure pertuzumab (dose di carico 840 mg, seguita da 420 mg ogni 3 settimane) associato a trastuzumab e docetaxel (gruppo B) oppure pertuzumab e trastuzumab (gruppo C) oppure pertuzumab e docetaxel (gruppo D). Endpoint primario, esaminato nella popolazione ‘intention-to-treat’, era la risposta patologica completa alla mammella. Le pazienti e gli investigatori erano a conoscenza dall’allocazione di trattamento. Nello studio di fase 2, multicentrico, aperto, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), 107 pazienti sono state randomizzate al gruppo A, gruppo B e gruppo C, mentre 96 sono state incluse nel gruppo D. Le pazienti che hanno ricevuto i tre farmaci (gruppo B) hanno mostrato un significativo aumento della percentuale di risposta patologica completa (45.8%, 49 delle 107 pazienti, IC 95%: 36.1 – 55.7) rispetto a quelle randomizzate a trastuzumab e docetaxel nel gruppo A (29.0%, 31 di 107, IC 95%: 20.6 – 38.5; p = 0.0141), mentre solo 23 delle 96 pazienti (24.0%, IC 95%: 15.8 – 33.7) che hanno ricevuto pertuzumab e docetaxel (gruppo D) e 18 delle 107 (16.8%, IC 95%: 10.3 – 25.3) randomizzate a pertuzumab e trastuzumab (gruppo C) hanno manifestato risposta patologica completa. I più comuni eventi avversi di grado 3 o superiore erano neutropenia (61 di 107 donne nel gruppo A, 48 di 107 nel gruppo B, una di 108 nel gruppo C e 52 di 94 nel gruppo D), neutropenia febbrile (rispettivamente 8, 9, nessuna e 7) e leucopenia (rispettivamente 13, 5, nessuna e 7). Il numero di eventi avversi gravi è risultato simile nei gruppi A, B e D (15 – 20 eventi avversi seri per gruppo pari al 10 – 17% delle pazienti), ma era più basso nel gruppo C (4 eventi avversi seri nel 4% delle pazienti). In conclusione, lo studio conferma l’efficacia di pertuzumab quando somministrato in associazione a trastuzumab e docetaxel (pazienti nel gruppo B) nel migliorare significativamente la percentuale di risposta patologica completa rispetto alle pazienti che hanno ricevuto solo trastuzumab e docetaxel, senza osservare una differenza sostanziale nella tollerabilità. L’associazione di pertuzumab a trastuzumab, in assenza di chemioterapia, ha eliminato il tumore in parte delle pazienti e ha mostrato un profilo di sicurezza favorevole. Questi risultati giustificano quindi un ulteriore approfondimento in studi clinici adiuvanti e supportano l’approccio neoadiuvante al fine di accelerare la valutazione del farmaco nelle pazienti con cancro alla mammella in stadio precoce.
TORNA INDIETRO