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15 Novembre 2012

EFFICACIA E SICUREZZA DELLA RADIO- VS CHEMIO-EMBOLIZZAZIONE ENDOARTERIOSA IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO

Nessuna differenza significativa tra le due metodiche, anche se i pazienti sottoposti a TARE accusano più fatica e meno febbre di quelli trattati con TACE

Il carcinoma epatico allo stadio intermedio è normalmente affrontato con la terapia locoregionale, come la chemio-embolizzazione endoarteriosa (TACE). La radio-embolizzazione endoarteriosa (TARE), che utilizza yttrio-90 ad emissione di particelle beta integrato nella matrice vetrosa delle microsfere, è un’alternativa alla TACE. Questo studio retrospettivo, caso-controllo, ha comparato gli esiti clinici e la sicurezza di TARE rispetto a TACE in pazienti con epatocarcinoma non resecabile. I ricercatori statunitensi hanno trattato, tra il 2005 e il 2008, pazienti con tumore epatico non operabile e trombosi della vena porta con TARE ( n = 61), retrospettivamente combinati per frequenza di età, sesso e disfunzione epatica ad altri pazienti sottoposti a TACE (n = 55), documentati nel registro delle neoplasie epatobiliari della Mayo Clinic. Gli studi di immagine sono stati rivisti e gli esiti clinici e di sicurezza sono stati estratti dalle cartelle cliniche. Lo studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular and Interventional Radiology (leggi abstract) ha indicato una risposta tumorale completa più frequente dopo TARE (12%) che dopo TACE (4%) (p = 0.17). Quando però la risposta completa è stata combinata alla risposta parziale e alla stabilizzazione della malattia, non sono state notate differenze tra i due trattamenti. La sopravvivenza mediana non era diversa tra i due gruppi di pazienti (15.0 vs 14.4 mesi rispettivamente per TARE vs TACE; p = 0.47) e i tassi di sopravvivenza a 2 anni erano 30 e 24% rispettivamente per TARE e TACE. I pazienti sottoposti a TARE hanno ricevuto un numero inferiore di trattamenti (p < 0.001) e 59 dei 61 (97%) hanno potuto ricevere terapie ambulatoriali. Al contrario, 53 dei 55 pazienti sottoposti a TACE (98%) sono stati ospedalizzati per ≥ 1 giorno (p < 0.001). Rispetto alla TACE, la TARE aveva maggiore probabilità di sviluppare fatigue (p = 0.003) ma più bassa di causare innalzamento febbrile (p = 0.02). In conclusione, non sono state osservate differenze significative di efficacia tra i due trattamenti, anche se i pazienti sottoposti a TARE hanno riportato più frequentemente fatigue e meno febbre di quelli sottoposti a TACE. Il trattamento con TARE, però, ha richiesto meno ospedalizzazioni di TACE. Secondo gli autori, i risultati osservati in questo studio devono essere confermati in studi randomizzati.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Novembre 2012
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