Medinews
31 Luglio 2013

EFFICACIA DI SORAFENIB IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO REFRATTARIO ALLA CHEMIO-EMBOLIZZAZIONE ENDOARTERIOSA

Rispetto alla chemioterapia con cisplatino in arteria epatica, l’agente target mostra un più alto tasso di controllo, tempo alla progressione più lungo e aumentata sopravvivenza globale

L’efficacia di sorafenib nei pazienti con carcinoma epatico refrattario alla chemio-embolizzazione endoarteriosa (TACE) non è ancora stata definita. Ricercatori del National Cancer Center Hospital East di Kashiwa in Giappone hanno investigato l’efficacia di sorafenib in un gruppo di questi pazienti (gruppo sorafenib) e comparato retrospettivamente i risultati con quelli di pazienti trattati con chemioterapia di infusione arteriosa epatica con cisplatino (gruppo cisplatino). Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Gastroenterology (leggi abstract), gli autori hanno valutato l’effetto anti-tumorale, il tempo alla progressione e la sopravvivenza globale in 48 pazienti nel gruppo sorafenib e in 66 pazienti nel gruppo cisplatino. Nei pazienti refrattari a TACE, sorafenib ha offerto un tasso di controllo della malattia del 60.4%, un tempo mediano alla progressione di 3.9 mesi e un tempo mediano di sopravvivenza di 16.4 mesi. Rispetto al gruppo cisplatino, non sono state osservate differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda le caratteristiche dei pazienti, eccetto l’età, ma il tasso di controllo della malattia (gruppo cisplatino: 28.8%; p = 0.001), il tempo alla progressione (gruppo cisplatino,: mediana 2.0 mesi; hazard ratio 0.44; p < 0.01) e la sopravvivenza globale (gruppo cisplatino: mediana 8.6 mesi; hazard ratio 0.57; p < 0.001) erano significativamente superiori nel gruppo sorafenib. Anche l’analisi multivariata ha evidenziato il trattamento con sorafenib quale fattore più significativo per il prolungamento del tempo alla progressione e della sopravvivenza globale. In conclusione, in questo studio sorafenib ha mostrato risultati di trattamento favorevoli nei pazienti refrattari a TACE. Quando comparato alla chemioterapia di infusione arteriosa epatica con cisplatino, l’agente target ha mostrato un significativamente più alto tasso di controllo della malattia, un tempo alla progressione più lungo e un’aumentata sopravvivenza globale.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2013
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