sabato, 13 luglio 2024
Medinews
8 Ottobre 2013

EFFICACIA DI ERIBULINA NEL TUMORE MAMMARIO LOCALMENTE AVANZATO O METASTATICO

Al Congresso Europeo di Oncologia (ECCO17 – ESMO38 – ESTRO32) svoltosi ad Amsterdam dal 27 settembre al 1 ottobre sono stati presentati i dati di 5 studi che offrono ulteriori informazioni sul profilo di eribulina in pazienti con tumore mammario localmente avanzato o metastatico. In Europa, eribulina è indicata nel trattamento di pazienti che avevano ricevuto almeno due regimi di chemioterapia per la malattia avanzata e la cui terapia precedente doveva aver previsto l’impiego di una antraciclina e un taxano. Il primo studio, retrospettivo (abstract n. 1899), ha mostrato che il favorevole profilo di efficacia e sicurezza di eribulina, osservato nello studio di fase III (EMBRACE), corrispondeva a quanto visto in clinica (n = 104). La seconda presentazione (abstract n. 1911) ha evidenziato che in un recente studio di fase III (Studio 301) le pazienti con metastasi di nuova diagnosi potrebbero avere prognosi peggiore rispetto a quelle che mostravano progressione della malattia accompagnata da un aumento delle dimensioni delle lesioni pre-esistenti, suggerendo ‘outcome’ diversi in relazione al tipo di progressione del tumore. I risultati di questa analisi post hoc potrebbero aiutare a spiegare la differenza nella sopravvivenza globale (OS) e nella sopravvivenza libera da malattia (PFS) osservate nello Studio 301. Lo studio non ha raggiunto l’endpoint co-primario pre-specificato di OS e PFS, ma ha mostrato una tendenza a favore di una migliore OS con eribulina vs capecitabina che non ha raggiunto la significatività statistica (OS mediana, rispettivamente, 15.9 vs 14.5 mesi; HR 0.88, IC 95%: 0.77 – 1.00; p = 0.056). Non è stata osservata differenza in PFS. In merito allo Studio 301, la dottoressa Fatima Cardoso, durante la lettura magistrale dal titolo “International Consensus Guidelines for Advanced Breast Cancer: An Update”, ha tratto le seguenti conclusioni: non ci sono differenze sostanziali tra eribulina e capecitabina in termini di ‘outcome’, eribulina è il primo farmaco ad aver dimostrato la non inferiorità rispetto a capecitabina in prima e seconda linea ed è pertanto da considerarsi una buona opzione terapeutica al pari di capecitabina, con un diverso profilo di tossicità. In un’altra analisi post hoc presentata al congresso (abstract n. 1891), la sequenza del trattamento, somministrato prima di eribulina (che includeva capecitabina, vinorelbina o capecitabina e vinorelbina), non ha mostrato ulteriori benefici di OS, suggerendo che le uniche terapie che dovrebbero essere somministrate prima dell’utilizzo di eribulina sono una antraciclina e un taxano, sia in ambito neoadiuvante che adiuvante e/o metastatico, a meno che le pazienti non fossero eleggibili a questi trattamenti, come visto nel protocollo di studio di fase III EMBRACE. Dal quarto studio di fase I (abstract n. 1898) sulla combinazione di eribulina e trastuzumab in pazienti giapponesi è emerso che i due agenti insieme erano ben tollerati nelle pazienti con tumore mammario HER2+ avanzato o in recidiva. L’ultimo studio presentato al congresso (abstract n. 859) ha definito il profilo farmacocinetico di eribulina, utilizzando risultati da studi di fase I, II, III. I ricercatori hanno generato un modello che può caratterizzare il profilo farmacocinetico del farmaco e predire l’esposizione a eribulina in pazienti oncologici. (Tutti gli abstract del congresso sono consultabili al link: http://eccamsterdam2013.ecco-org.eu/Scientific-Programme/Abstract-search.aspx).
TORNA INDIETRO