mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
16 Luglio 2013

EFFICACIA DEL TRATTAMENTO NEOADIUVANTE CON TRASTUZUMAB E CHEMIOTERAPIA NEL TUMORE MAMMARIO CON IPER-ESPRESSIONE DI HER2

Ricercatori dell’Università G. D’Annunzio di Chieti hanno evidenziato, in una coorte selezionata di pazienti con tumore mammario HER2+, l’importanza di sottoclassi molecolari e dell’estensione di tumore residuo dopo terapia neoadiuvante quali fattori prognostici più importanti di sopravvivenza. La chemioterapia combinata a trastuzumab è l’attuale standard di cura per il trattamento del tumore mammario HER2+ iniziale o localmente avanzato, ma non esistono sufficienti dati in letteratura sulla sua reale efficacia. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Cancer Research and Clinical Oncology (leggi abstract) sono state riesaminate retrospettivamente 205 pazienti con tumore mammario HER2+ diagnosticato in 10 unità di Oncologia Medica italiane tra luglio 2003 e ottobre 2011. Tutte le pazienti hanno ricevuto terapia sistemica neoadiuvante con trastuzumab in associazione alla chemioterapia. Sono stati utilizzati molti diversi regimi di chemioterapia, anche se il 90% delle pazienti ha ricevuto schemi che includevano antracicline e il 99% taxani. La terapia sistemica neoadiuvante è stata somministrata per più di 21 settimane (mediana 24) a 130 delle 205 pazienti (63.4%), mentre trastuzumab è stato assunto per più di 12 settimane (mediana 12) da 101 delle 205 pazienti (49.3%). La pCR/0 è stata definita come ypT0+ypN0 e pCR/is come ypT0/is+ypN0. I risultati indicano che una pCR/0 è stata ottenuta nel 24.8% delle pazienti e una pCR/is nel 46.8%. In regressione logistica multivariata, i tumori non luminali/HER2+ (p < 0.0001) e più di 12 settimane di trattamento neoadiuvante con trastuzumab (p = 0.03) sono stati evidenziati quali fattori predittivi indipendenti di pCR/0. La sopravvivenza mediana libera da malattia (DFS) e la sopravvivenza cancro-specifica (CSS) non sono state raggiunte entro il termine per l’analisi. In analisi multivariata, la sottoclasse non luminale/HER2+ (DFS: p = 0.01 e CSS: p = 0.01) e lo stadio patologico II-III alla chirurgia (DFS: p < 0.0001 e CSS: p = 0.001) erano le uniche variabili associate significativamente a un peggiore ‘outcome’ a lungo termine. In conclusione, i dati di questo studio esprimono la rilevanza delle sottoclassi molecolari e dell’estensione del tumore residuo dopo terapia neoadiuvante quali principali fattori prognostici di sopravvivenza in questa coorte di pazienti.
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