sabato, 15 giugno 2024
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11 Aprile 2013

EFFICACIA COMPARATIVA DI SORAFENIB VS MIGLIORI CURE DI SUPPORTO NELLA RECIDIVA DI CARCINOMA EPATICO DOPO TRAPIANTO DI FEGATO

Sebbene l’uso di controlli storici indebolisca l’interpretazione finale, l’agente target sembra associato a un profilo di sicurezza e un beneficio di sopravvivenza accettabili

L’efficacia di sorafenib dopo il trapianto di fegato è stata scarsamente studiata. Scopo di questo studio caso-controllo, pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract), era valutare l’effìcacia di questo agente target, rispetto alla migliore cura di supporto, in due coorti di pazienti con recidiva di carcinoma epatico dopo trapianto di fegato. I ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano hanno raccolto i dati dei pazienti che avevano sviluppato recidiva o progressione della stessa dopo trapianto di fegato, ma non erano eleggibili ai trattamenti chirurgici o loco-regionali (presentazione/progressione non trattabile). La coorte di pazienti che hanno ricevuto sorafenib dal 2007 è stata comparata con quella di pazienti sottoposti alle migliori cure di supporto in periodi precedenti all’avvento degli agenti target. L’esito della malattia è stato esaminato in termini di sopravvivenza dalla recidiva o dalla presentazione/progressione non trattabile di recidiva con modelli di analisi univariata e multivariata di regressione di Cox, con tempi (degli eventi) troncati a sinistra alla data di presentazione/progressione non trattabile. Dei 39 pazienti totali, 24 hanno ricevuto la migliore cura di supporto e 15 sorafenib. I due gruppi avevano caratteristiche basali simili, con alterazioni correlate al tempo di immuno-soppressione con mTOR e tempo mediano dal trapianto di fegato alla recidiva significativamente più alte nel gruppo trattato con sorafenib. L’esito dei pazienti nel gruppo con sorafenib era significativamente migliore (sopravvivenza mediana dalla recidiva: 21.3 vs 11.8 mesi; HR 5.2; p = 0.0009; sopravvivenza mediana dalla presentazione/progressione non trattabile: 10.6 vs 2.2 mesi; HR 21.1; p < 0.0001). L’unico fattore associato alla sopravvivenza dopo recidiva di carcinoma epatico in analisi multivariata era il trattamento con sorafenib (HR 4.0; p = 0.0325). Nessun evento avverso grave è stato registrato dopo il trapianto. In conclusione, sebbene l’uso di controlli storici possa in questo studio aver indebolito l’interpretazione finale, sorafenib sembra associato a un accettabile profilo di sicurezza e a un beneficio di sopravvivenza in pazienti con carcinoma epatico che presentano recidiva della malattia dopo trapianto di fegato.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2013
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