Medinews
20 Maggio 2014

EFFICACIA COMPARATIVA DELLA PROSTATECTOMIA RADICALE ROBOT-ASSISTITA E IN APERTO NELL’ERA DELLA POST-DISSEMINAZIONE

La prostatectomia radicale assistita da robot (RARP) e la prostatectomia radicale in aperto (ORP) mostrano tassi comparabili di complicanze e terapie antitumorali aggiuntive, anche nell’era della post-disseminazione. Vista la carenza di studi randomizzati di comparazione tra le due procedure chirurgiche, ricercatori canadesi, in collaborazione con colleghi statunitensi e italiani dell’Istituto Vita-Salute San Raffaele, Università di Milano, hanno riesaminato gli ‘outcome’ di queste due tecniche utilizzando una coorte di pazienti trattati nell’era post-disseminazione. Per lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), sono stati estratti i dati di 5915 pazienti con tumore prostatico, sottoposti a RARP o ORP, compresi nel database congiunto di SEER e Medicare, che avevano ricevuto la diagnosi tra ottobre 2008 e dicembre 2009. Complicanze postoperatorie, trasfusioni di sangue, ospedalizzazione prolungata, riammissione in ospedale, terapie antitumorali aggiuntive e costi delle cure nel primo anno dopo la chirurgia sono state comparate tra i due approcci chirurgici. Per ridurre l’effetto di fattori di confondimento non misurati, è stata condotta un’analisi strumentale delle variabili e sono state successivamente eseguite analisi di regressione logistica multivariata. In totale, 2439 pazienti (41.2%) sono stati sottoposti a ORP e 3476 pazienti (58.8%) a RARP. In analisi multivariata, i pazienti sottoposti a RARP mostravano simili probabilità globali di complicanze, riammissione e terapie antitumorali aggiuntive, rispetto ai pazienti sottoposti a ORP. Tuttavia, la RARP è stata associata a una più elevata probabilità di manifestare complicanze genito-urinarie e miste a 30 e 90 giorni (tutte p ≤ 0.02). Ma la RARP ha anche offerto un più basso rischio di trasfusione di sangue e prolungata ospedalizzazione (tutte p < 0.001). Infine, i rimborsi relativi al primo anno di cura erano maggiori nei pazienti che si erano sottoposti a RARP, rispetto a ORP (p < 0.001). In conclusione, la prostatectomia radicale assistita da robot e in aperto presentano tassi comparabili di complicanze e terapie antitumorali aggiuntive, anche nell’era della post-disseminazione. Sebbene la prima procedura sia associata a un rischio più basso di trasfusioni di sangue e a un periodo di ospedalizzazione leggermente inferiore, i benefici non si traducono in una riduzione delle spese.
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