Medinews
9 Settembre 2014

EFFETTO DI TRASTUZUMAB ADIUVANTE/NEOADIUVANTE SUGLI ‘OUTCOME’ CLINICI IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO METASTATICO HER2-POSITIVO

Quando trattate con trastuzumab per la malattia metastatica, le pazienti con tumore mammario HER2-positivo non precedentemente esposte a trastuzumab mostrano ‘outcome’ clinici superiori rispetto alle donne precedentemente trattate con il farmaco. Scopo dello studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract) era descrivere gli ‘outcome’ delle pazienti con tumore mammario iniziale con iper-espressione o amplificazione di HER2 (human epidermal growth factor receptor 2) (HER2-positivo) che avevano ricevuto terapia adiuvante o neoadiuvante contenente trastuzumab ed erano successivamente ritrattate con trastuzumab per la malattia metastatica. I ricercatori della University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston e New York University Cancer Institute hanno identificato 353 pazienti con tumore mammario metastatico HER2-positivo che avevano ricevuto trastuzumab, come parte del trattamento di prima linea della malattia metastatica. In totale 75 pazienti avevano ricevuto, per il tumore mammario iniziale, terapia adiuvante o neoadiuvante contenente trastuzumab e 278 no. Gli ‘outcome’ clinici delle pazienti che avevano o meno ricevuto precedente trastuzumab sono stati comparati utilizzando analisi di regressione del rischio proporzionale di Cox e di regressione logistica. La sopravvivenza è stata stimata utilizzando il metodo di Kaplan-Meier. I risultati di questo studio indicano un tasso di beneficio clinico (risposta completa, risposta parziale o stabilizzazione della malattia per ≥  6 mesi) pari al 71% nel gruppo che non aveva mai ricevuto trastuzumab e al 39% in quello trattato precedentemente con trastuzumab. Gli odds ratio aggiustati erano 0.28 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.13 – 0.59; p = 0.0009) per i tassi di beneficio clinico e 0.39 (IC 95%: 0.18 – 0.82; p = 0.038) per i tassi di risposta obiettiva (completa o parziale). In analisi univariata, il tasso di sopravvivenza globale mediana era più alto nel gruppo che non aveva ricevuto trastuzumab precedentemente (36 mesi vs 28) (hazard ratio 1.47, IC 95%: 1.07 – 2.01; p = 0.022). L’analisi multivariata non ha evidenziato differenze significative nella sopravvivenza globale. In conclusione, quando trattate con trastuzumab per la malattia metastatica, le pazienti con tumore mammario HER2-positivo non precedentemente esposte al farmaco mostrano ‘outcome’ clinici migliori di quelle già trattate. Una precedente esposizione a trastuzumab dovrebbe essere quindi considerata negli algoritmi di trattamento e di arruolamento in studi clinici con malattia metastatica che hanno come target HER2.
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