sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
18 Gennaio 2011

EFFETTI A LUNGO TERMINE DI TAMOXIFENE E RADIOTERAPIA NEL CARCINOMA DUTTALE DELLA MAMMELLA

Un’analisi a lungo termine aggiornata dello studio UK/ANZ (United Kingdom, Australia, and New Zealand) DCIS (carcinoma duttale in situ), coordinata da ricercatori del Wolfson Institute of Preventive Medicine, Queen Mary School of Medicine and Dentistry dell’Università di Londra, conferma il prolungato effetto benefico della radioterapia, in associazione a tamoxifene, nel ridurre nuovi eventi mammari locali e controlaterali nelle donne con DCIS della mammella, sottoposte a escissione locale completa del tumore. I risultati iniziali dello studio UK/ANZ DCIS avevano suggerito che la radioterapia potesse ridurre nuovi eventi di DCIS e di cancro invasivo ipsilaterale alla mammella, rispetto al trattamento chemioterapico, senza avere significativi effetti dal tamoxifene. Le pazienti, dopo escissione locale completa di DCIS, sono state arruolate in un trial randomizzato fattoriale 2×2 a radioterapia, tamoxifene o entrambi. La randomizzazione era stata condotta in modo indipendente per ciascuno dei due trattamenti (radioterapia e tamoxifene), stratificati secondo centro dello screening di accertamento e a blocchi di quattro. La dose raccomandata per il trattamento radiante era 50 Gy suddivisa in 24 frazioni nel corso di 5 settimane (2 Gy per giorno lavorativo) e per il tamoxifene era 20 mg al giorno per 5 anni consecutivi. La decisione di interrompere o continuare uno dei due trattamenti era libera. Gli endpoint di interesse primario erano nuovi eventi mammari ipsilaterali di tipo invasivo, per la comparazione relativa alla radioterapia, e qualsiasi nuovo evento mammario, che includeva anche malattia controlaterale e DCIS, per il tamoxifene. Analisi di comparazione per ciascuno dei due trattamenti erano limitate alle pazienti randomizzate a quel trattamento. Le analisi erano di intention-to-treat. Lo studio rappresenta un follow-up a lungo termine, con utilizzazione completa di tutti i farmaci. Tra maggio 1990 e agosto 1998, sono state randomizzate 1701 donne a radioterapia e tamoxifene o a un solo o nessuno dei due trattamenti. Sette pazienti però hanno violato il protocollo, quindi per l’analisi sono state considerate 1694 pazienti. Dopo un follow-up mediano di 12.7 anni (IQR 10.9 – 14.7), sono stati diagnosticati 376 carcinomi mammari (163 invasivi, di cui 122 ipsilaterali e 39 controlaterali, 197 DCIS, di cui 174 ipsilaterali e 17 controlaterali, e 16 tumori di cui non era nota invasività o lateralità). La radioterapia ha indotto una riduzione dell’incidenza di tutti i nuovi eventi mammari (hazard ratio [HR] 0.41, IC 95%: 0.30 – 0.56; p < 0.0001), agendo sia sull’incidenza della malattia invasiva ipsilaterale (HR 0.32, IC 95%: 0.19 – 0.56; p < 0.0001) che di DCIS ipsilaterale (HR 0.38, IC 95%: 0.22 – 0.63; p < 0.0001), senza alcun effetto sulla comparsa di tumore controlaterale (HR 0.84, IC 95%: 0.45 – 1.58; p = 0.6). Anche il trattamento con tamoxifene ha ridotto l’incidenza di tutti i nuovi eventi mammari (HR 0.71, IC 95%: 0.58 – 0.88; p = 0.002), sia per quanto riguarda la comparsa di DCIS ipsilaterale recidivante (HR 0.70, IC 95%: 0.51 – 0.86; p = 0.03) che di tumori controlaterali (HR 0.44, IC 95%: 0.25 – 0.77; p = 0.005), senza alcun effetto sulla malattia invasiva ipsilaterale (HR 0.95, IC 95%: 0.66 – 1.38; p = 0.8). Nessun dato sugli eventi avversi, eccetto la causa di morte, è stato raccolto nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), che è stato finanziato dal Cancer Research UK e dall’Australian National Health and Medical Research Council.
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