martedì, 27 luglio 2021
Medinews
20 Gennaio 2017

Effect of Longer-Interval vs Standard Dosing of Zoledronic Acid on Skeletal Events in Patients With Bone Metastases. A Randomized Clinical Trial

Zoledronic acid, a third-generation aminobisphosphonate, reduces the incidence of skeletal-related events and pain in patients with bone metastases. The optimal dosing interval for zoledronic acid is uncertain. To determine whether zoledronic acid administered every 12 weeks is noninferior to zoledronic acid administered every 4 weeks. Randomized, open-label clinical trial conducted at 269 academic and community sites in the United States. Patients (n = 1822) with … (leggi tutto)

L’impiego standard di acido zoledronico per la prevenzione degli eventi avversi scheletrici, nei pazienti affetti da carcinoma della mammella, carcinoma della prostata o mieloma multiplo con metastasi ossee, prevede la somministrazione ogni 4 settimane. Lo studio randomizzato recentemente pubblicato su JAMA prevedeva il confronto tra tale somministrazione standard e una somministrazione meno frequente (ogni 12 settimane), allo scopo di dimostrare la non inferiorità di quest’ultima schedula in termini di incidenza degli eventi avversi scheletrici (vale a dire fratture, compressione spinale, necessità di radioterapia o di chirurgia sullo scheletro). Lo studio prevedeva, ai fini dell’endpoint primario, l’osservazione dei pazienti fino a 2 anni dalla randomizzazione ed era dimensionato per accettare come non inferiore il trattamento ogni 12 settimane se quest’ultimo fosse risultato associato ad un peggioramento della percentuale di eventi avversi scheletrici pari al massimo al 7%, rispetto al braccio standard. Sono stati randomizzati un totale di 1.822 pazienti di cui 795 hanno portato a termine lo studio, che è stato caratterizzato da una percentuale di pazienti che interrompevano il trattamento prima dei 2 anni superiore alle attese. I risultati, incoraggianti, dimostrano come la proporzione di SRE non differisca in maniera significativa nei due gruppi (12 settimane vs 4 settimane) così come dolore, performance status, osteonecrosi della mandibola e tossicità renale. Nel dettaglio, la proporzione di eventi avversi scheletrici è risultata praticamente identica nei 2 bracci: 29,5% con la schedula ogni 4 settimane e 28,6% con la schedula ogni 12 settimane. Tale risultato porta alla conferma formale della non inferiorità, secondo il criterio prestabilito dagli autori, che nelle conclusioni propongono la schedula ogni 12 settimane come una possibile opzione di trattamento. Il risultato è sicuramente interessante, in quanto il confronto in termini di proporzione di eventi avversi tra i due bracci è indubbiamente rassicurante e la schedula ogni 12 settimane avrebbe il grande vantaggio di ridurre a un terzo le somministrazioni di acido zoledronico rispetto alla schedula standard. Traslato nella pratica clinica, limitatamente alle patologie trattate nello studio, possiamo dire che la somministrazione di acido zoledronico ogni 12 settimane si propone come una possibile opzione nella gestione farmacologica delle lesioni ossee da patologia neoplastica. Oltre a considerare questa schedula per specifiche situazioni cliniche, un intervallo maggiore tra le somministrazioni potrebbe significare anche meno viaggi da parte del paziente presso il suo ospedale e, in ottica di farmacoeconomia, meno infusioni endovenose e costi contenuti, senza perdita di efficacia. Va sottolineato, peraltro, che la definizione del 7% come margine accettabile di non inferiorità è esposta, come accade spesso nel caso degli studi di non inferiorità, a critiche sulla reale accettabilità di tale margine, che dovrebbe corrispondere a una differenza giudicata clinicamente non rilevante. Tra gli altri punti deboli dello studio va sottolineata l’eterogeneità delle patologie in studio (mammella, prostata, mieloma), nonché l’elevata percentuale di pazienti con trattamento inferiore ai 2 anni.
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