sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
12 Ottobre 2010

ECG AGLI ATLETI: PER RICERCATORI DEL CONI LO SCREENING È GIUSTIFICATO, PER LA NORVEGIA NO

L’Italia è tra i pochi Paesi al mondo in cui lo screening elettrocardiografico preagonistico è un obbligo di legge e un programma di massa, ed è operativo da quasi trent’anni. Ciò ha permesso di verificare come tale pratica sia in grado di prevenire i casi di morte improvvisa nei giovani atleti mediante rilevazione di cardiomiopatie silenti, ipertrofiche in particolare: l’incidenza delle morti improvvise, prima e dopo l’implementazione dello screening elettrocardiografico è caduta dell’89% in seguito a 25 anni di operatività del programma. Inoltre nessun decesso è stato rilevato tra gli atleti esclusi dalle gare a causa di una cardiomiopatia ipertrofica, rafforzando la tesi che un’identificazione tempestiva degli sportivi con disturbi cardiaci offre la possibilità di aumentare la loro sopravvivenza. Ciò almeno secondo le ultime rilevazioni dei ricercatori dell’istituto di Medicina sportiva del Coni, Antonio Pelliccia e Domenico Corrado. Di parere opposto è Roald Bahr, docente di Medicina sportiva alla scuola norvegese di Scienze sportive di Oslo, il quale sostiene che, se pure la sensibilità dello screening elettrocardiografico rispetto alle cardiopatie è accettabile, è probabile invece che aterosclerosi o anomalie coronariche non vengano riconosciute. Inoltre in Italia lo screening elettrocardiografico avrebbe successo perché, come causa di morte improvvisa, dominano le cardiomiopatie aritmogene del ventricolo destro, che sono rare al contrario in Norvegia e in altri Paesi, dove quindi l’esame sistematico sarebbe fallimentare. Altro fattore negativo, sempre secondo Bahr, è il riscontro di una quota variabile di falsi positivi fino al 40%, che impone l’esecuzione di molti accertamenti per escludere sottostanti patologie cardiovascolari. Dopo aver ricordato che uno dei criteri dell’Oms per convalidare uno screening è la volontà di prevenire un problema sanitario importante, non solo in base alla gravità ma anche alla diffusione, Bahr conclude che la morte improvvisa è un evento tragico ma raro ed effettuare lo screening di centinaia di migliaia di atleti per salvare forse una sola vita all’anno potrebbe non essere giustificato.

Doctornews – British Medical Journal
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