domenica, 16 giugno 2024
Medinews
13 Dicembre 2010

DOXORUBICINA LIPOSOMIALE PEGILATA E GEMCITABINA NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO

La combinazione è efficace e sicura, in alcuni casi può indurre risposta completa o ridurre le lesioni perché possano rientrare nei criteri per il trapianto d’organo o la resezione. Negli anni, doxorubicina e gemcitabina sono stati tra i farmaci più usati nel carcinoma epatico, anche se con efficacia relativa. I ricercatori dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova hanno condotto uno studio di fase 2 in pazienti con epatocarcinoma in stadio avanzato trattati con la combinazione di gemcitabina (1000 mg/m2 ai giorni 1 e 8) seguita da doxorubicina liposomiale pegilata (30 mg/m2 al giorno 1). Il trattamento è stato ripetuto ogni 4 settimane per un massimo di 8 cicli. Endpoint primario era la percentuale di sopravvivenza globale ed endpoint secondari erano il tempo alla progressione della malattia (TTP), la sopravvivenza globale e la tossicità. Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale) sono stati arruolati 41 pazienti, ai quali sono stati somministrati in totale 194 cicli di terapia. Il trattamento ha indotto risposta completa in 3 pazienti (7%), ad uno è stato trapiantato il fegato, e risposta parziale in 7 pazienti (17%), uno dei quali è stato sottoposto a resezione chirurgica. Tra i 31 pazienti che presentavano livelli iniziali di alfa-fetoproteina superiori a 400 ng/mL, 20 (64.5%) hanno mostrato una riduzione superiore al 20% dopo 2 cicli di trattamento. Il TTP e la sopravvivenza globale mediani erano rispettivamente 5.8 e 22.5 mesi. La tossicità ematologica era l’effetto collaterale più frequente e includeva neutropenia (17%) e anemia (7%).
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