sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
12 Giugno 2012

DOPO L’INFARTO VIVERE VICINO A STRADA TRAFFICATA AUMENTA LA MORTALITA’

Il rapporto tra vicinanza dell’abitazione a un’arteria stradale ad elevato volume di traffico e la sopravvivenza a lungo termine dopo infarto miocardico acuto non è noto. Ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, Usa, hanno ipotizzato che nella popolazione degli infartuati che risiede vicino ad una strada ad alto scorrimento possa registrarsi un aumento del tasso di mortalità a 10 anni per ogni causa. Nello studio Onset sono stati arruolati quasi 3.900 (3886) pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto in 64 centri ospedalieri degli Stati Uniti, tra 1989 e 1996. Sono state escluse dall’indagine le persone che hanno fornito l’indirizzo di residenza incompleto o delle quali non è stato possibile geolocalizzare il domicilio esatto; in totale sono stati poco più di 3.500 (3.547) i pazienti eleggibili per l’analisi. E’ stata calcolata la distanza dalla più vicina strada densamente trafficata. L’analisi statistica è stata corretta per le caratteristiche personali (età, sesso, razza, educazione, stato civile, la distanza dal più vicino pronto soccorso), quelle cliniche (fumo, indice di massa corporea, comorbidità, terapie) e quelle relative al quartiere di residenza ossia informazioni derivate dal data base del censimento americano, quali reddito, istruzione, inserimento sociale. Dopo 10 anni di follow-up sono stati registrati 1.071 decessi. I tassi di mortalità relativi (hazard ratios) alla distanza dell’abitazione superiore a 1 Km dall’arteria stradale, risultavano di 1,27 (1,01-1,60) per distanze ≤ 100 m, 1,19 (0,93-1,60) da 100 a 200 m, e 1,13 (0,99-1,30) per distanze da 200 a ≤ 1000 m. In questo studio multicentrico – concludono gli autori – per chi è stato colpito da infarto e vive vicino a una strada principale a traffico elevato, vi è un aumento del rischio di mortalità per ogni causa a 10 anni, rispetto a chi vive a più di 1 km da una tale arteria.

Circulation
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