mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
8 Maggio 2013

DETERMINANTI MOLECOLARI DI ESITO CLINICO IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO TRATTATI CON SORAFENIB

I livelli di espressione di Mcl-1 e pERK sono associati a ridotta sopravvivenza globale e possono essere utili marcatori per la stratificazione del rischio

Studi preclinici hanno suggerito che sorafenib, un inibitore multitarget delle chinasi, possiede proprietà anti-proliferative, anti-angiogeniche e pro-apoptotiche sul carcinoma epatico. Tuttavia, i determinanti della sensibilità di sorafenib in vivo rimangono ancora largamente sconosciuti. I ricercatori del Centro Clinico Humanitas di Rozzano hanno valutato l’espressione di Mcl-1, di pERK 1/2 (chinasi attivata/fosforilata extracellulare regolata dal segnale) e di pAKT in campioni di tumore prima del trattamento di 44 pazienti con carcinoma epatico in fase avanzata, trattati con sorafenib. Inoltre, gli stessi autori hanno valutato anche il numero di copie dei geni (GCN) MYC e MET attraverso ibridazione in situ (con fluorocromi). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Cancer Research and Clinical Oncology (leggi abstract) indicano una correlazione di tempi inferiori di sopravvivenza globale (OS) con l’espressione di pERK (hazard ratio [HR] 1.013, IC 95%: 1.003 – 1.035) e l’espressione di Mcl-1 (HR 1.016, IC 95%: 1.002 – 1.030) nei campioni tumorali prima del trattamento. I livelli di espressione di pERK e Mcl-1, tuttavia, non erano correlati con il tempo alla progressione tumorale (TTP). Un’aumentata espressione di pERK è stata associata direttamente a punteggi CLIP (Cancer of Liver Italian Program) più elevati (p = 0.012) ed erano prognostici nei pazienti con punteggi compresi tra 2 e 6, ma non in quelli con valori di 0 – 1. L’espressione di pERK era significativamente meno frequente nei campioni derivati da precedenti procedure chirurgiche, rispetto ai campioni delle biopsie (rispettivamente 9.6 vs 92.3%; p < 0.0001). L’analisi dell’espressione di pAKT e di GCN di MET e MYC non ha suggerito alcun valore prognostico né predittivo di questi biomarcatori in termini di sopravvivenza. In conclusione, livelli di espressione di Mcl-1 e pERK sono associati a ridotta sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma epatico trattati con sorafenib e potrebbero essere utilizzati come marcatori per la stratificazione del rischio. Tuttavia, in contrasto con precedenti risultati, i livelli di espressione di pERK e degli altri biomarcatori testati in questo studio, non influenzano il tempo alla progressione del tumore.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2013
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