sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
7 Dicembre 2009

DEFIBRILLATORI E PACEMAKER PER CURA SCOMPENSO: IMPIANTI RADDOPPIATI NEGLI ULTIMI 4 ANNI

L’utilizzo di device impiantabili nella cura dello scompenso cardiaco è raddoppiato negli ultimi anni passando da 80 unità per milione di persone del 2004 a 140 nel 2008 (in testa Germania, Danimarca e Olanda, in fondo Spagna, Portogallo e Gran Bretagna). Permangono però notevoli differenze nazionali e un sotto-utilizzo in molti dei 15 Paesi sorvegliati. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Journal of Heart Failure. Defibrillatori e pacemaker sono ormai utilizzati in associazione con la terapia farmacologica tradizionale. Le più recenti linee guida citano uno studio comparso sul New England Journal of Medicine (NEJM) che suggerisce come l’impianto di defibrillatori cardioverter (ICD) sia associato a una riduzione del 23% di tutte le cause di mortalità e uno studio presentato quest’anno a Barcellona al congresso ESC e pubblicato sempre sul NEJM, ha evidenziato che l’associazione di ICD e pacemaker di risincronizzazione cardiaca (CRT) diminuisce del 34% il rischio di tutte le cause di morte o di scompenso cardiaco anche nei pazienti relativamente asintomatici.

Esc – Journal of Heart Failure
TORNA INDIETRO