domenica, 3 luglio 2022
Medinews
21 Settembre 2017

De-Escalation Strategies in Human Epidermal Growth Factor Receptor 2 (HER2)–Positive Early Breast Cancer (BC): Final Analysis of the West German Study Group Adjuvant Dynamic Marker-Adjusted Personalized Therapy Trial Optimizing Risk Assessment and Therapy Response Prediction in Early BC HER2- and Hormone Receptor–Positive Phase II Randomized Trial—Efficacy, Safety, and Predictive Markers for 12 Weeks of Neoadjuvant Trastuzumab Emtansine With or Without Endocrine Therapy (ET) Versus Trastuzumab Plus ET

Human epidermal growth factor receptor 2 (HER2)–positive/hormone receptor (HR)–positive breast cancer is a distinct subgroup associated with lower chemotherapy sensitivity and slightly better outcome than HER2-positive/HR-negative disease. Little is known about the efficacy of the combination of endocrine therapy (ET) with trastuzumab or with the potent antibody-cytotoxic, anti-HER2 compound trastuzumab emtansine (T-DM1) with or without ET for this … (leggi tutto)

L’eterogeneità del carcinoma mammario HER2-positivo e la sua influenza sulla sensibilità ai trattamenti sono ormai note. Un primo livello di eterogeneità è dato dall’espressione dei recettori ormonali. Diversi studi traslazionali hanno dimostrato come i tumori HER2+/HR- e HER2+/HR+ siano in realtà due entità distinte, con diverso profilo di espressione genica e diverso comportamento clinico. Lo studio pubblicato da Harbeck e colleghi dimostra che un trattamento privo di chemioterapia con T-DM1 è in grado di indurre un elevato tasso di risposte patologiche complete nella malattia “triplo positiva”, dimostrando che è possibile pensare a strategie di “treatment de-escalation” in questo gruppo di pazienti. La validità della risposta patologica completa come endpoint surrogato di prognosi a lungo termine è dimostrato ampiamente per la malattia HER2+. Nonostante questa associazione sembri più evidente in caso di HR-, è significativa anche in presenza di HR positivi. L’altro vantaggio fondamentale di questo trattamento risiede nel profilo di tossicità che chiaramente è ben diverso da quello dell’attuale standard (chemioterapia + trastuzumab). È interessante notare come in questo studio l’aggiunta della terapia ormonale non migliori la performance del solo T-DM1, risultato che è stato possibile evidenziare grazie al disegno dello studio che prevedeva, oltre al braccio di trastuzumab + terapia ormonale, due bracci con T-DM1, uno in monoterapia e l’altro in associazione all’endocrinoterapia. La breve durata del trattamento potrebbe non aver permesso una efficacia ottimale della terapia ormonale, ma questa rimane una considerazione di tipo speculativo. È importante lo studio di potenziali biomarcatori di risposta (PAM50, riduzione della proliferazione dopo breve periodo di trattamento, …) al fine di perfezionare la selezione dei pazienti. I risultati di follow up a lungo termine aiuteranno a meglio comprendere le potenzialità di questa strategia terapeutica.
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