martedì, 24 novembre 2020
Medinews
11 Gennaio 2011

DALL’ITALIA UNA SPERANZA PER I MALATI DI CANCRO IN UGANDA

Arriva dall’Italia una nuova speranza nella lotta contro il cancro in Africa. Sempre di più un dramma del continente: secondo l’Oms l’emergenza tumori, soprattutto nell’area sub-sahariana, è cresciuta drasticamente a partire dagli anni Novanta anche a causa della diffusione dell’Aids e dell’allungamento della vita media, senza che vi fossero programmi di controllo e un sistema sanitario in grado di fornire risposte adeguate. Il rischio, mette in guardia l’Oms, e’ che se non si interverrà in tempo con efficaci programmi di prevenzione e trattamento, entro il 2020 l’Africa dovrà far fronte a 13 milioni di nuovi casi e con un milione di morti all’anno. Senza dimenticare che qui il tasso di incidenza del cancro si avvicina tristemente a quello della mortalità e si registra il numero più basso al mondo di sopravvissuti alla malattia in un arco di cinque anni. Numeri ancora più allarmanti se consideriamo le donne: otto malate su dieci non sopravvivono alla malattia. Una speranza, un approccio nuovo arriva dall’Oncologia per l’Africa Onlus, associazione nata a maggio 2010 dalla volontà di un’equipe di esperti e medici dell’Istituto Nazionali Tumori di Roma ‘Regina Elena’ di mettere a disposizione le proprie competenze per fornire assistenza sanitaria con scopi di solidarietà sociale. “Vogliamo che anche in Africa il malato di cancro abbia il diritto di essere curato e possa sperare in una guarigione”, ha detto Titti Andriani, presidente di Oncologia per l’Africa Onlus. I primi a ricevere le cure degli specialisti dell’associazione italiana saranno a gennaio i pazienti ugandesi. Il cancro in questo Paese sta diventando una delle maggiori cause di mortalità tra le malattie non infettive: per una donna ugandese la probabilità di morire a causa di un cancro alla mammella e’ doppia rispetto a un’italiana, penalizzata dalla mancata conoscenza della malattia, dall’assenza assoluta di prevenzione, da un sistema sanitario debole o più semplicemente dalla povertà estrema che impedisce di acquistare i medicinali e ricorrere alle cure più elementari. “Basti pensare”, osserva Andriani, “che in tutta l’Uganda, una nazione di oltre trenta milioni di abitanti, e’ presente un solo apparecchio di radioterapia e lascio immaginare ai lettori i tempi di attesa per chi deve subire un intervento o sottoporsi a cicli di chemioterapia”. Proprio alle donne si rivolgerà il primo progetto di Oncologia per l’Africa: in collaborazione con il St. Raphael of St. Francis Hospital Nsambya si offriranno alle cittadine della capitale Kampala programmi di screening gratuiti e si organizzeranno campagne di informazione per renderle più consapevoli dell’importanza della prevenzione. Per quanto riguarda il trattamento, i medici specialisti del Regina Elena, insieme ai colleghi ugandesi, effettueranno missioni chirurgiche per operare pazienti in cura anche all’Uganda Cancer Institute, l’Istituto Tumori nazionale. Un occhio di riguardo sarà dedicato alla formazione del personale sanitario del St. Raphael of St. Francis Hospital Nsambya, in un’ottica di sostenibilità del programma. Un secondo progetto interesserà i bambini malati di cancro (in particolare linfomi); il programma e’ sviluppato in collaborazione con l’Uganda Child Foundation, che sarà aiutata nell’acquisto dei farmaci, per arrivare a una diagnosi veloce, soprattutto per i piccoli malati che vivono nelle aree rurali.
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