domenica, 29 novembre 2020
Medinews
24 Gennaio 2011

DALL’EUROPARLAMENTO OK ALLA NUOVA DIRETTIVA SU CURE ALL’ESTERO

Il Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato mercoledì scorso una nuova normativa che regola il diritto dei pazienti alle cure mediche in un altro Paese dell’Ue diverso da quello di residenza. L’assemblea europea ha chiarito fra l’altro le modalità di rimborso e i casi che richiedono un’autorizzazione preventiva. “I pazienti non saranno più lasciati soli quando cercano cure sanitarie all’estero o desiderano ottenere il loro rimborso. Questa direttiva, finalmente, farà luce sui diritti dei pazienti, fino ad ora molto aleatori”, ha commentato la relatrice ed europarlamentare francese Francoise Grossetete. Le nuove norme stabiliscono che i cittadini dell’Unione europea possono essere rimborsati per l’assistenza medica che ricevono in un altro Stato membro, a condizione che il trattamento e i costi siano normalmente coperti nel loro Paese. Le autorità possono esigere che i pazienti richiedano un’autorizzazione preventiva per i trattamenti che necessitano di un ricovero ospedaliero o di cure specializzate. Ogni eventuale rifiuto dovrà essere giustificato secondo un elenco ristretto di motivi. Allo stato attuale, l’1% dei bilanci sanitari degli Stati membri è impiegato in cure sanitarie transnazionali. Le norme riguardano solo coloro i quali scelgono di farsi curare all’estero. Il testo approvato dall’Europarlamento è il risultato di un accordo raggiunto con il Consiglio, che deve ancora dare la sua approvazione formale. Una volta ottenuto il via libera, gli Stati membri avranno 30 mesi di tempo per apportare le necessarie modifiche alla loro legislazione nazionale. “Il voto di oggi segna un importante passo avanti per tutti i pazienti in Europa”, ha commentato in una nota diffusa a Bruxelles il commissario europeo alla Salute e alla Politica per i consumatori, John Dalli, sottolineando come la direttiva approvata dal Parlamento europeo sarà di beneficio per tutti i pazienti in Europa, perché “chiarisce i loro diritti ad accedere a cure di alta qualità e a essere rimborsati”.
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