mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
8 Febbraio 2010

CORONAROPATIE NON ACUTE: TERAPIE PERCUTANEE NON MEGLIO DI QUELLE MEDICHE

Secondo una vasta metanalisi pubblicata recentemente su Lancet, l’intervento coronarico percutaneo o PCI non è superiore alla terapia medica ottimale nel trattamento della malattia coronarica non acuta. Gli autori dell’analisi sono partiti dalla constatazione che negli ultimi 20 anni l’angioplastica e la PCI con stent di metallo o a rilascio di farmaci, sono state sempre più frequentemente applicate nel trattamento della malattia coronarica. Per valutare se tale strategia sia effettivamente superiore alla terapia medica nelle forme di coronaropatia non acuta, sono stati selezionati 63 trials con un totale di 25.388 pazienti. Non sono stati rilevati trials che abbiano paragonato direttamente gli stent medicati alla terapia medica o alla semplice angioplastica. In ogni caso in tutti i confronti sia diretti che indiretti, i continui miglioramenti della PCI non hanno prodotto una riduzione dei decessi o dell’infarto miocardico. Nei confronti indiretti fra stent medicati e terapia medica, il rischio relativo (RR) era di 0,96 (0,60-1,52) per i decessi e di 1,15 (0,73-1,82) per l’infarto miocardico. Lo stent generalmente è più efficace della semplice angioplastica nel diminuire bypass e rivascolarizzazioni. Gli autori concludono che le innovazioni continue che hanno riguardato la PCI non hanno portato però ad una riduzione dei decessi e degli infarti rispetto alla terapia medica nella coronaropatia non acuta. Pertanto essi raccomandano di ottimizzare la terapia medica come trattamento iniziale per questo tipo di pazienti.

Newswire Europe – Lancet
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