sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
20 Ottobre 2009

CONTRO FALSI CERTIFICATI SANZIONI PIU’ DURE PER MEDICI

Sanzioni disciplinari più severe per i medici del Servizio sanitario nazionale. Con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo di attuazione della riforma della pubblica amministrazione, messo a punto dal ministro Renato Brunetta, vengono infatti inasprite le sanzioni disciplinari per i camici bianchi rei di false attestazioni di presenze o falsi certificati medici. Pene molto dure, anche di carattere penale. Ma non solo. Sono tante le novità inserite nel decreto con cui i medici, in quanto dipendenti pubblici, dovranno fare i conti. Si va dalla riforma dell’Aran, alla valutazione della performance. E ancora, da una maggiore trasparenza a un nuovo metodo per premiare il merito. Per quanto riguarda le sanzioni e i procedimenti disciplinari, il decreto – i cui contenuti principali sono pubblicati sul sito web del ministero della Funzione pubblica – prevede una semplificazione dei procedimenti e un incremento della loro funzionalità, soprattutto attraverso “l’estensione dei poteri del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora, la riduzione e la perentorietà dei termini, il potenziamento dell’istruttoria, l’abolizione dei collegi arbitrali di impugnazione e la previsione della validità della pubblicazione del codice disciplinare sul sito telematico dell’amministrazione”. Viene poi disciplinato “in modo innovativo il rapporto fra procedimento disciplinare e procedimento penale. Per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici sono introdotte sanzioni molto incisive, anche di carattere penale, non soltanto nei confronti del dipendente, ma anche del medico eventualmente corresponsabile”. Tante le novità anche per i dirigenti, ritenuti “i veri responsabili dell’attribuzione dei trattamenti economici accessori”. A loro compete quindi la valutazione della performance individuale di ciascun dipendente, secondo criteri certificati dal sistema di valutazione. Viene inoltre promossa la mobilità, sia nazionale che internazionale, dei dirigenti e si prevede che i periodi lavorativi svolti saranno tenuti in considerazione ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali. Vengono infine fissate nuove procedure per l’accesso alla dirigenza. In particolare, si prevede che “l’accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici avviene per concorso pubblico per titoli ed esami, indetto dalle singole amministrazioni per il 50% dei posti disponibili annualmente, e che i vincitori del concorso saranno tenuti a compiere un periodo di formazione in amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale”. Novità anche per l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e le trattative per i rinnovi dei contratti di lavoro. L’Aran viene rafforzata prevedendo che il presidente sia nominato con decreto del presidente della Repubblica, previo favorevole parere delle competenti Commissioni parlamentari. Il presidente “rappresenta l’Agenzia e coordina il Comitato di indirizzo e controllo, composto da quattro esperti di riconosciuta competenza, con il compito di coordinare la strategia negoziale e di assicurarne l’omogeneità, verificando che le trattative si svolgano in coerenza con le direttive contenute negli atti di indirizzo”. La contrattazione decentrata viene condizionata maggiormente all’effettivo conseguimento di risultati programmati e di risparmi di gestione. Sempre in materia di merito, il decreto fissa una serie di principi nuovi: non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto, non più della metà potrà goderne in misura ridotta al 50%, mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo. Inoltre vengono previsti incentivi aggiuntivi per le performance di eccellenza e per i progetti innovativi; criteri meritocratici per le progressioni economiche; l’accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione. Infine, per rafforzare la cultura della valutazione e della trasparenza nelle amministrazioni, il decreto prevede l’istituzione di una Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità e organismi indipendenti ad hoc in ciascuna amministrazione. La Commissione fornirà ogni anno una graduatoria di performance delle singole amministrazioni statali, in base alla quale la contrattazione collettiva nazionale ripartirà le risorse premiando le migliori strutture e alimentando una sana competizione. Ogni amministrazione adotterà un programma triennale per la trasparenza della performance e per la integrità, il tutto visibile sul web.
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