venerdì, 19 agosto 2022
Medinews
18 Maggio 2009

CONFLITTO D’INTERESSE NELLA RICERCA CLINICA SUL CANCRO

Una minima parte degli studi clinici in oncologia pubblicati in riviste internazionali di alto rilievo è interessata da un qualche tipo di conflitto d’interesse. Quindi, gli sforzi per separare la ricerca clinica dall’industria meritano un’accurata attenzione e le riviste dovrebbero adottare rigorosi standard di controllo per la sua dichiarazione e innalzare il livello di guardia quando questo esiste. Gli autori dello studio pubblicato nella rivista Cancer (leggi abstract originale) hanno valutato la complessità delle relazioni tra ricerca clinica e industria. Sono state oggetto di indagine, in quanto pressoché sconosciute, la frequenza e l’impatto che il conflitto d’interesse ha su un’ampia gamma di pubblicazioni di ricerca clinica oncologica. I ricercatori dell’Università del Michigan hanno rivisto in 8 riviste di alto prestigio, tra cui Cancer, New England Journal of Medicine e Lancet, tutte le pubblicazioni di pertinenza oncologica del 2006 per definire la frequenza delle dichiarazioni di conflitto d’interesse, l’origine dei fondi e altre caratteristiche. Hanno inoltre determinato le associazioni tra la probabilità di presenza di conflitto d’interesse e le altre caratteristiche e comparato la probabilità di esito positivo di studi clinici randomizzati con o senza conflitto d’interesse, con l’utilizzo del test del chi-quadro. Gli autori hanno identificato 1534 studi originali in oncologia: il 29% aveva conflitto d’interesse (consulenza o altri incarichi nell’industria o fondi) e il 17% dichiarava di ricevere finanziamenti dall’industria. Il conflitto d’interesse variava con la disciplina (p < 0.001), il Paese d’origine (p < 0.001) e il sesso (p < 0.001) dell’autore di riferimento per la pubblicazione ed era più probabile negli articoli in cui questo autore esercitava in dipartimenti di oncologia (45%), in quelli dal Nord America (33%) e in quelli in cui il primo autore era maschio e con anzianità di servizio (37%). La frequenza di conflitto d’interesse variava in modo considerevole anche con la localizzazione della malattia. Gli studi supportati dall’industria erano più probabilmente focalizzati sul trattamento (62% vs 36%; p < 0.001) e studi randomizzati che valutavano la sopravvivenza avevano più probabilità di evidenziare risposte di sopravvivenza positive quando il conflitto era presente (p = 0.04).
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