domenica, 3 maggio 2026
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20 Gennaio 2017

Comparative effectiveness of first-line radiofrequency ablation versus surgical resection and transplantation for patients with early hepatocellular carcinoma

Significant controversy exists as to which treatment modality is most effective for small, solitary hepatocellular carcinomas (HCCs): radiofrequency ablation (RFA), surgical resection (RXN), or transplantation (TXP). Size cutoff values ranging from 20 to 50 mm have been proposed to achieve complete ablation. The current study compares outcomes between RFA, RXN, and TXP as first-line therapy for patients with HCC tumors measuring as large as 50 mm. The Surveillance … (leggi tutto)

È già ampiamente noto e documentato dalla precedente letteratura che l’efficacia dell’ablazione percutanea mediante radiofrequenza (RFA) degli epatocarcinomi in stadio iniziale ottenga la migliore efficacia (sovrapponibile ai trattamenti chirurgici) quando le dimensioni del nodulo sono piccole, mentre la capacità di indurre necrosi completa del nodulo, e la conseguente efficacia, diminuisce nettamente al crescere delle dimensioni del nodulo. Nonostante questo, nella pratica clinica, molti casi sono trattati con radiofrequenza, specialmente quando le dimensioni siano solo di poco superiori ai 3 cm. Le linee guida AIOM (edizione 2016) ci ricordano che “nel caso di epatocarcinoma singolo ≤ 2 cm, posizionato in una sede che permetta di prevedere un’applicazione sicura della RFA, questa tecnica dovrebbe essere preferita alla resezione, in quanto gravata da minori costi diretti, tempi di ricovero, morbilità e mortalità. La RFA mantiene una buona efficacia necrotizzante anche per lesioni oltre i 2 cm e fino a 3 cm (nei confronti anche di eventuali microsatelliti). Oltre tale diametro, nel paziente non resecabile, è ragionevole considerare l’impiego di trattamenti combinati/sequenziali (chemioembolizzazione + RFA o alcolizzazione percutanea epatica [PEI] o microonde) in alternativa alla RFA con plurime inserzioni.” Il lavoro appena pubblicato su Cancer conferma che, per noduli di dimensioni inferiori a 3 cm, l’efficacia della radiofrequenza è sovrapponibile all’efficacia della chirurgia, ma sottolinea che non vale la stessa sovrapponibilità nel caso di noduli di dimensioni superiori a 3 cm, per i quali l’outcome dei pazienti sottoposti a RFA è significativamente peggiore rispetto ai pazienti operati. È importante evidenziare che l’outcome peggiore con la radiofrequenza si osserva anche nel caso di noduli solo di poco superiori ai 3 cm: gli autori descrivono infatti una sopravvivenza peggiore per i pazienti trattati con RFA quando il nodulo era compreso tra 30 e 35 mm, rispetto ai casi con le medesime dimensioni sottoposti ad intervento chirurgico.
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