domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
6 Dicembre 2010

COMBINAZIONE DI DOXORUBICINA E SORAFENIB NEL CARCINOMA EPATICO METASTATICO

La sopravvivenza globale e libera da progressione sono nettamente migliori rispetto alla monoterapia con doxorubicina; a questi pazienti è stata offerta l’associazione con sorafenib. Nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato il trattamento combinato ha allungato il tempo mediano alla progressione, la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, rispetto alla monoterapia con doxorubicina. Il grado di miglioramento, che può essere indicativo di un sinergismo tra i due farmaci, non è ancora noto. La combinazione di sorafenib e doxorubicina non è ancora indicata per l’uso clinico di routine. In uno studio randomizzato di fase 3, sorafenib somministrato per via orale alla dose di 400 mg due volte al giorno aveva mostrato prolungare la sopravvivenza globale nei pazienti con epatocarcinoma avanzato e malattia epatica in classe Child-Pugh A. In un altro studio, di fase 1, sorafenib in combinazione con doxorubicina (60 mg/m2) aveva mostrato buona tollerabilità nei pazienti con tumori solidi refrattari. La combinazione sorafenib e doxorubicina non era però stata valutata in alcuno studio di fase 2 o 3 in pazienti con carcinoma epatico avanzato. I ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York hanno valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione di doxorubicina (60 mg/m2 e.v. ogni 21 giorni) e sorafenib (400 mg per os due volte al giorno), rispetto alla sola doxorubicina (con placebo al posto di sorafenib), in uno studio multinazionale randomizzato, di fase 2, in doppio cieco, condotto tra aprile 2005 e ottobre 2006. Sono stati arruolati 96 pazienti (76% maschi; età mediana 65 anni, range: 38 – 82 anni) con epatocarcinoma in stadio avanzato, performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) tra 0 e 2, classe Child-Pugh A, mai trattati prima con terapia sistemica. La data dell’ultimo risultato di follow-up era aprile 2008. Esito principale dello studio, valutato con revisione indipendente, era il tempo alla progressione. Al completamento dell’arruolamento, è stata condotta un’analisi di efficacia non pianificata da parte di un comitato indipendente di monitoraggio dei dati e lo studio è stato interrotto. Ai due pazienti che in quel momento erano ancora in monoterapia è stato offerto sorafenib. Sulla base di 51 progressioni, 63 decessi e 70 eventi utilizzati per il calcolo della sopravvivenza libera da progressione, il tempo mediano alla progressione è risultato 6.4 mesi nel gruppo di combinazione doxorubicina-sorafenib (intervallo di confidenza [IC] 95%: 4.8 – 9.2) e 2.8 mesi (IC 95%: 1.6 – 5.0) nel gruppo in monoterapia con doxorubicina (p = 0.02). La sopravvivenza globale mediana è stata rispettivamente 13.7 mesi (IC 95%: 8.9 – non raggiunto) e 6.5 mesi (IC 95%: 4.5 – 9.9; p = 0.006) e la sopravvivenza libera da progressione 6.0 mesi (IC 95%: 4.6 – 8.6) e 2.7 mesi (IC 95%: 1.4 – 2.8; p = 0.006) nei due gruppi di trattamento. Lo studio pubblicato nella rivista Journal of the American Medical Association (leggi abstract originale) ha evidenziato profili di tossicità simili a quelli dei singoli farmaci.
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