lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
20 Dicembre 2010

COMBINAZIONE DI BORTEZOMIB A TALIDOMIDE E DESAMETASONE NEL MIELOMA MULTIPLO DI NUOVA DIAGNOSI

La terapia di induzione contenente bortezomib in combinazione a talidomide e desametasone (TD) prima del doppio trapianto autologo di cellule staminali aumenta il tasso di risposta completa o quasi completa e rappresenta un nuova opzione di cura per i pazienti con mieloma multiplo eleggibili al trapianto. Ricercatori del GIMEMA – Italian Myeloma Network, coordinati dal gruppo di ematologi dell’Istituto Seràgnoli, Università degli Studi di Bologna, hanno condotto uno studio randomizzato di fase 3 sull’efficacia e sicurezza della combinazione di bortezomib all’associazione standard TD per la terapia di induzione e di mantenimento, rispettivamente prima e dopo il doppio trapianto autologo di cellule staminali, in 480 pazienti (età 18 – 65 anni) con mieloma sintomatico mai trattato arruolati in 73 centri italiani tra maggio 2006 e aprile 2008, con raccolta dei dati fino a giugno 2010. I pazienti randomizzati sono stati allocati (1:1) con sistema ‘web-based’ a ricevere 3 cicli di 21 giorni di talidomide (100 mg/die per i primi 14 giorni e 200 mg/die in seguito) e desametasone (40 mg/die in 8 dei primi 12 giorni, non consecutivi, per un totale di 320 mg per ciclo), da soli (n = 241) o in associazione a bortezomib (1.3 mg/m2 ai giorni 1, 4, 8 e 11) (n = 239). La sequenza di randomizzazione è stata generata al computer dal gruppo di coordinazione dello studio ed è stata stratificata secondo lo stadio della malattia. Dopo trapianto autologo di cellule staminali i pazienti hanno ricevuto due cicli di 35 giorni del regime ad essi assegnato, bortezomib e TD o solo TD, come terapia di consolidamento. Endpoint primario era la percentuale di risposta completa o quasi completa alla terapia di induzione. L’analisi era di ‘intention-to-treat’ e sia i pazienti che i medici non erano al corrente dell’allocazione al trattamento. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet (leggi abstract originale), non è ancora concluso ma il reclutamento dei partecipanti è stato completato. Sei pazienti hanno ritirato il consenso prima di iniziare il trattamento e quindi 236 pazienti nel gruppo TD e bortezomib e 238 in quello con sola TD sono stati inclusi nell’analisi ‘intention-to-treat’. Dopo terapia di induzione, la risposta completa o quasi completa è stata ottenuta da 73 pazienti (31%, IC 95%: 25.0 – 36.8) che avevano ricevuto i tre farmaci e da 27 (11%, IC 95%: 7.3 – 15.4) in trattamento con TD (p < 0.0001). Eventi avversi di grado 3 o 4 sono stati osservati in un numero significativo di pazienti nel primo gruppo (n = 132, 56%) rispetti al gruppo trattato con TD (n = 79, 33%; p < 0.0001), con più alta incidenza di neuropatia periferica nei pazienti inclusi nel gruppo bortezomib e TD (n = 23, 10%) rispetto a quelli del secondo gruppo (n = 5, 2%; p = 0.0004). La risoluzione o il miglioramento della neuropatia periferica grave è stato osservato in 18 dei 23 pazienti trattati con bortezomib e TD e in 3 dei 5 pazienti nel gruppo TD.
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