lunedì, 4 maggio 2026
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18 Aprile 2017

Clinical safety and activity of pembrolizumab in patients with malignant pleural mesothelioma (KEYNOTE-028): preliminary results from a non-randomised, open-label, phase 1b trial

Malignant pleural mesothelioma is a highly aggressive cancer with poor prognosis and few treatment options following progression on platinum-containing chemotherapy. We assessed the safety and efficacy of pembrolizumab (an anti-programmed cell death receptor 1 [PD-1] antibody) in advanced solid tumours expressing programmed cell death ligand 1 (PD-L1) and report here on the interim analysis of the malignant pleural mesothelioma cohort. Previously … (leggi tutto)

Pur trattandosi di un’analisi ad interim questa pubblicazione merita un commento in ragione del ruolo che gli immunocheckpoints stanno acquisendo in oncologia toracica, fino ad ora prevalentemente nel tumore polmonare, ed è pertanto di interesse capire se possano averlo anche in una patologia rara, ma con poche opzioni terapeutiche, come il mesotelioma. Trattasi di soli 25 pazienti (13 centri, 6 paesi), positivi per PD-L1 (≥ 1%), trattati nello studio Keynote-028 con pembrolizumab 10 mg/kg ogni 2 settimane per un massimo di 2 anni di terapia (oppure fino a progressione e/o non tollerabilità al trattamento). I pazienti avevano un’età mediana pari a 65 anni, 68% uomini, tutti con ECOG PS pari a 0 o 1, istologia epiteliomorfa nel 72% dei casi e il 32% aveva già ricevuto 2 o più linee di trattamento. Una risposta parziale è stata descritta nel 20% dei casi (5 pazienti, IC 95%: 6,8 – 40,7) e 13 pazienti dimostravano una stabilità di malattia. La durata mediana di trattamento è stata uguale a 12,0 mesi con 2 pazienti ancora in trattamento al momento dell’analisi nel giugno 2016. Eventi avversi immuno-correlati hanno portato ad un’interruzione di trattamento in 3 pazienti (12%): rabdomiolisi di grado 3 e ipotiroidismo di grado 2 in un caso; ipotiroidismo grado 2 in un altro; iridociclite di grado 3, eritema multiforme grado 1, eritema di grado 1 e reazioni da infusione di grado 2, in un caso ciascuno. Questi dati, seppur preliminari, fanno ben sperare in un possibile ruolo di pembrolizumab in pazienti affetti da mesotelioma e che abbiano già ricevuto precedente trattamento chemioterapico a base di platino, il che è confortante se si pensa che per questa patologia i dati preclinici non sono potenzialmente a favore della buona efficacia dell’immunoterapia (dato il basso mutational burden descritto) e soprattutto se si considera che non esiste uno standard di trattamento in seconda linea.
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