giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
17 Novembre 2017

Clinical Outcomes in Patients With Metastatic Lung Cancer Treated With PD-1/PD-L1 Inhibitors and Thoracic Radiotherapy

Immune checkpoint inhibitors (CPIs) have become integral in the treatment of patients with advanced lung cancer but are associated with immune-related adverse events (IRAEs). Many of these patients also receive thoracic radiotherapy (TRT). A better understanding of potential toxic effects when combining CPIs with TRT is imperative. We performed a retrospective cohort study (2013-2016) of patients with metastatic lung cancer treated with PD-1/PD-L1 … (leggi tutto)

Trattasi solo di una breve research letter pubblicata su JAMA Oncology poche settimane fa, che assume rilevanza in questo momento (nonostante le sue limitazioni, fra cui il fatto di raccogliere casi in maniera retrospettiva e da singola istituzione), visto l’ingresso dell’immunoterapia anche nel trattamento del tumore polmonare, malattia localmente avanzata, setting sempre “orfano” di innovazioni terapeutiche (sistemiche) e dove il ruolo fondamentale e imprescindibile della radioterapia porta inevitabilmente con sé preoccupazioni in merito alla tossicità polmonare.
In una casistica del Massachusetts General Hospital Hwang e colleghi valutano i pazienti (n = 164, di cui 5% con carcinoma polmonare a piccole cellule) affetti da tumore polmonare in stadio avanzato trattati dal 2013 al 2016 con un PD-1 o PD-L1 inibitore unitamente o meno a trattamento radiante. Nel gruppo di pazienti valutati, 73 avevano ricevuto radioterapia toracica e 91 no: i due gruppi presentavano caratteristiche basali molto simili fatta eccezione per una più bassa proporzione di adenocarcinomi nel gruppo ricevente radioterapia (49% vs 75%), cosi come minor numero di pazienti “oncogene addicted” (EGFR/ALK/ROS1; 4% vs 16%). Particolare attenzione è stata posta al profilo di tossicità (specificatamente tossicità immunorelata) e sopravvivenza.
Non sono state evidenziate differenze significative fra i due gruppi per quanto riguarda la tossicità immunorelata di grado ≥ 2 immune (13,7% vs 15,4%; p = 0,83), per le polmoniti (tutti i gradi di tossicità: 8,2% vs 5,5%; p = 0,54), o per quelle di grado ≥ 2 (4,1% vs 3,3%; p > 0,99). Nel gruppo che aveva ricevuto radioterapia la dose mediana ricevuta risultava simile nei pazienti in cui si era o non si era registrata polmonite (52,8 vs 50,4 Gy; p = 0,76). Nel gruppo dei 73 radiotrattati, 57 avevano ricevuto la radioterapia prima dell’immunocheckpoint inibitore. Viene sottolineato come nessun caso di polmonite sia stato descritto nei 16 pazienti che ricevevano radioterapia fra un ciclo e l’altro di immunocheckpoint inibitore o dopo lo stesso.
In termini di sopravvivenza, quella mediana registrata su tutta la popolazione studiata era pari a 12,1 mesi e la radioterapia si associava ad una non statisticamente significativa riduzione di mortalità (HR = 0,66; p = 0,06).
Sicuramente dati più solidi si otterranno dagli studi in corso nella malattia localmente avanzata, sia nell’immediato, che con adeguati follow-up (NCT02768558, NCT02125461, NCT03035890, NCT02599454).
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