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12 Maggio 2011

CLASSIFICAZIONE ISTOLOGICA DI INVASIONE MICROSCOPICA DELLA VENA PORTA PER LA PROGNOSI DEL CARCINOMA EPATICO

Ricercatori giapponesi propongono una nuova definizione per caratterizzare i pazienti e denunciano la necessità di migliorare l’analisi istologica

L’invasione della vena porta rappresenta uno dei più importanti fattori prognostici dopo resezione chirurgica del carcinoma epatico e l’invasione microscopica può essere valutata istologicamente. Ricercatori della Kyushu University di Fukuoka hanno esaminato 280 casi di carcinoma epatico con (n = 125) o senza (n = 155) invasione microscopica della vena porta attraverso l’utilizzo di 3 parametri: il numero di vasi portali in invasione, il numero massimo di cellule tumorali che si diffondono e la lontananza massima dal tumore. Dato che l’analisi univariata della sopravvivenza globale e libera da malattia ha rivelato che il numero di vasi portali in invasione e il numero di cellule di carcinoma che si diffondono sono fattori a basso valore prognostico, i ricercatori giapponesi hanno suddiviso i pazienti in due gruppi utilizzando l’invasione microscopica della vena porta come termine di paragone. Il gruppo ad alta invasione microscopica della vena porta mostrava diffusione in più di 2 vaso venoso portale (≥ 2) e un numero superiore a 50 cellule di carcinoma che invadevano il tessuto (n = 57), mentre il gruppo a bassa invasione microscopica permetteva la visualizzazione al microscopio di solo un vaso venoso portale in invasione o meno di 50 cellule di carcinoma (n = 68). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Human Pathology (leggi abstract originale) indicano inoltre più alti livelli di alfa-fetoproteina, maggiori dimensioni del tumore e più alta frequenza di istologia poco differenziata, infiltrazione capsulare e metastasi intraepatiche nel primo gruppo, rispetto a quello a bassa invasione microscopica (rispettivamente p = 0.0496, p < 0.0001, p = 0.0431, p = 0.0180 e p = 0.0012). Il gruppo ad alta invasione microscopica, infine, ha mostrato percentuali più basse di sopravvivenza globale e libera da malattia rispetto al secondo gruppo (p = 0.0004 e p = 0.0003) e rappresentava, quindi, un fattore prognostico indipendente per la sopravvivenza libera da malattia (p = 0.0259).


Liver Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2011
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