sabato, 28 novembre 2020
Medinews
11 Ottobre 2011

CHIRURGIA: PIU’ RISCHI PER PAZIENTI CON SCOMPENSO O FIBRILLAZIONE RISPETTO AI CORONAROPATICI

Sebbene gli attuali modelli di rischio perioperatorio in chirurgia non cardiaca diano più enfasi alla coronaropatia rispetto allo scompenso cardiaco o alla fibrillazione atriale, sono invece le ultime due patologie a causare un rischio significativamente maggiore di decesso postoperatorio, anche nel caso di interventi di minore entità. Lo ha verificato un’èquipe di cardiologi dell’università di Alberta, a Edmonton (Canada), guidata da Sean van Diepen, analizzando i dati di 38.047 pazienti consecutivi, suddivisi in 4 gruppi in base alla patologia motivo del ricovero: scompenso cardiaco non ischemico (n=7.700), scompenso cardiaco ischemico (n=12.249), coronaropatia (n=13.786), o fibrillazione atriale (n=4.312), avviati a chirurgia non cardiaca tra aprile 1999 e settembre 2006. La mortalità postoperatoria a 30 giorni (esito principale), non aggiustata, si è attestata su valori di 9,3% e 9,2% per i due tipi di scompenso considerati (rispettivamente non ischemico e ischemico), 6,4% per la fibrillazione atriale e ‘solo’ 2,9% per la coronaropatia. Tra i malati sottoposti a procedure chirurgiche minori senza diagnosi di una delle patologie cardiache sopra riportate, la mortalità postoperatoria a 30 giorni risulta pari a 8,5%, 8,1%, 5,7% e 2,3%, rispettivamente. Anche dopo aggiustamento dei dati per i fattori confondenti, la mortalità postoperatoria si è mantenuta più elevata nei pazienti con le altre tre patologie rispetto a quelli colpiti da coronaropatia.

DoctorNews – Circulation
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