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26 Gennaio 2011

CHIRURGIA ‘NEPHRON-SPARING’ VS RADICALE DEL CARCINOMA RENALE IN STADIO INIZIALE

Entrambe le tecniche offrono ottimi risultati ma la bassa percentuale di progressione e morte non permette di definire le basi delle differenze tra gruppi di trattamento

La chirurgia ‘nephron-sparing’ può essere eseguita in sicurezza con complicanze solo di poco superiori alla nefrectomia radicale, ma l’efficacia oncologica ancora non è stata dimostrata. Ricercatori dello University Hospital Gasthuisberg dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio hanno coordinato lo studio di non-inferiorità, di fase 3 N. 30904 dell’European Organisation for Research and Treatment of Cancer Genito-Urinary Group (EORTC-GU). Tra marzo 1992 e gennaio 2003, momento in cui lo studio è stato interrotto prematuramente per scarso arruolamento, 541 pazienti con tumore solitario di piccole dimensioni (≤ 5 cm), T1-T2 N0 M0 (UICC, Union Internationale Contre le Cancer 1978), sospetto carcinoma renale e rene controlaterale normale, sono stati randomizzati a chirurgia ‘nephron-sparing’ (n = 268) o a nefrectomia radicale (n = 273) con limitata asportazione dei linfonodi. Gli endpoint relativi al tempo all’evento sono stati comparati con i risultati del log-rank test. Nello studio pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract originale) il follow-up mediano è stato di 9.3 anni. L’analisi ‘intention-to-treat’ ha evidenziato percentuali di sopravvivenza globale a 10 anni dell’81.1% nei pazienti sottoposti a nefrectomia radicale e del 75.7% in quelli inviati alla chirurgia ‘nephron-sparing’. Con un hazard ratio (HR) di 1.50 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.03 – 2.16), il test di non-inferiorità non era risultato significativo (p = 0.77) mentre quello di superiorità lo era (p = 0.03). Nei pazienti con carcinoma renale e in quelli clinicamente e patologicamente eleggibili, la differenza è risultata meno pronunciata (HR = 1.43 e HR = 1.34, rispettivamente) e il test di superiorità non più significativo (p = 0.07 e p = 0.17, rispettivamente). Il tumore renale è stato riconosciuto causa di 12 dei 117 decessi (4 nel gruppo sottoposto a nefrectomia radicale e 8 in quello a chirurgia ‘nephron- sparing’) e 21 pazienti hanno mostrato progressione della malattia (9 dopo nefrectomia radicale e 12 dopo ‘nephron-sparing’). Gli esiti relativi alla qualità di vita e alla funzione renale non sono stati investigati. I risultati dell’analisi ‘intention-to-treat’ non indicano quindi differenze significative tra le due procedure chirurgiche in termini di sopravvivenza globale ed evidenziano la perdita della significatività del trend a favore della nefrectomia radicale nella popolazione con carcinoma renale. Il basso numero di progressioni e di decessi per cancro al rene non può però fornire dati sufficienti che spieghino le possibili differenze tra i due gruppi di trattamento.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 1 – Gennaio 2011
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