lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
6 Febbraio 2012

CHEMIOTERAPIA NEOADIUVANTE E BEVACIZUMAB NEL CANCRO AL SENO HER2-NEGATIVO

In uno studio pubblicato sullo stesso numero della rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale), ricercatori afferenti al German Breast Group, Arbeitsgemeinschaft Gynäkologische Onkologie-Breast Study Groups, hanno valutato l’associazione di bevacizumab alla terapia neoadiuvante, contenente epirubicina e ciclofosfamide, seguita da docetaxel, in donne con cancro al seno HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-negativo in stadio precoce. Tale aggiunta ha significativamente aumentato la percentuale di risposta patologica completa: l’efficacia era però limitata alle pazienti con tumori triplo-negativi, nelle quali la risposta patologica completa è considerata un affidabile fattore predittivo di prognosi favorevole a lungo termine. Bevacizumab, un anticorpo monoclonale contro il fattore vascolare di crescita endoteliale A, ha mostrato efficacia clinica in pazienti con cancro metastatico al seno, HER2-negativo. Gli autori hanno valutato l’efficacia, misurata in termini di risposta patologica completa (assenza di malattia invasiva e intraduttale alla mammella e nei linfonodi ascellari) e la sicurezza dell’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia neoadiuvante in pazienti con tumore al seno in stadio precoce. A questo scopo hanno randomizzato 1948 donne, con tumore di circa 40 mm alla palpazione, al regime neoadiuvante con epirubicina e ciclofosfamide seguito da docetaxel, in combinazione o meno a bevacizumab. Le pazienti erano considerate eleggibili per lo studio se presentavano tumore al seno HER2-negativo non trattato, di grandi dimensioni, negativo ai recettori ormonali oppure positivo ai recettori ormonali con linfonodi palpabili o linfonodo sentinella risultato positivo alla biopsia, e nessun incremento del rischio cardiovascolare o di sanguinamento. Globalmente, i tassi di risposta patologica completa sono stati pari al 14.9% con epirubicina e ciclofosfamide seguiti da docetaxel e al 18.4% con l’aggiunta di bevacizumab (odds ratio con bevacizumab 1.29, intervallo di confidenza 95%: 1.02 – 1.65; p = 0.04). I corrispondenti tassi di risposta patologica completa erano 27.9 e 39.3% nelle 663 donne con tumori triplo-negativi (p = 0.003) e rispettivamente 7.8 e 7.7% nelle 1262 pazienti con tumori negativi ai recettori ormonali (p = 1.00). La chirurgia conservativa è stata possibile nel 66.6% delle pazienti in entrambe i gruppi. L’aggiunta di bevacizumab, rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante, è stata associata ad una più alta incidenza di effetti tossici di grado 3 o 4 (neutropenia febbrile, mucosite, sindrome mano-piede, infezioni e ipertensione), ma ad incidenza simile delle complicanze di tipo chirurgico. In conclusione, bevacizumab ha aumentato l’efficacia della chemioterapia neoadiuvante, espressa in termini di risposta patologica completa, quando associato alla chemioterapia nelle donne con cancro al seno HER2-negativo in stadio precoce, anche se la stessa è risultata limitata alle donne con tumore triplo-negativo, nelle quali la risposta patologica completa è fattore predittivo affidabile di prognosi a lungo termine.
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