lunedì, 25 ottobre 2021
Medinews
17 Marzo 2014

CHEMIOTERAPIA METRONOMICA NEL TUMORE MAMMARIO: DALLA BIOLOGIA ALLA PRATICA CLINICA

Gli agenti citotossici sistemici sono considerati il pilastro del trattamento del tumore mammario in stadio avanzato. La chemioterapia con questi agenti viene normalmente somministrata alle più alte dosi possibili per ottenere il massimo effetto terapeutico e richiede intervalli programmati per permettere il recupero dalla tossicità ematologica e non ematologica. I ricercatori dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi hanno condotto una revisione della letteratura sulla chemioterapia metronomica, dalle basi sperimentali agli studi clinici. La chemioterapia metronomica consiste nella somministrazione, continuativa e frequente, di agenti citotossici a dosi più basse della massima dose tollerata (MTD) al fine di evitare i periodi di interruzione del trattamento. Questa modalità di somministrazione dei chemioterapici sembra agire contro le cellule endoteliali, normalmente danneggiate dalla chemioterapia MTD, ma in grado di riparare il danno durante l’intervallo tra due cicli. Le basi biologiche della chemioterapia metronomica sono al momento profondamente ma non completamente conosciute e i dati ad oggi disponibili sul tumore mammario avanzato supportano l’implementazione della chemioterapia metronomica in ambito clinico. Gli autori della revisione, pubblicata sulla rivista Reviews in Oncology (leggi testo), hanno analizzato le basi biologiche dell’utilizzo della chemioterapia metronomica e i primi approcci in vivo, in ambito preclinico, che hanno fornito le basi di evidenza dell’effetto per questa modalità di terapia. Nella maggior parte degli studi clinici sono stati utilizzati gli stessi farmaci (i più vecchi, per uso orale) a un dosaggio e una frequenza definiti empiricamente. Diverse sono le combinazioni di farmaci utilizzate, prima tra tutte la ciclofosfamide (50 mg al giorno) in associazione a metrotrexato (2.5 mg x 2 volte al giorno, due giorni alla settimana) che offre un tasso di risposta obiettiva tra il 19 e il 20.9%. Ma anche letrozolo, in combinazione o meno a ciclofosfamide metronomica, che ha offerto un tasso di risposta globale rispettivamente dell’87.7 e del 71.9 %. Il termine metronomico è spesso usato arbitrariamente anche per la chemioterapia standard quando viene somministrata settimanalmente, ma si deve considerare che una peculiarità della terapia metronomica è la somministrazione prolungata e continuata dei farmaci citotossici per evitare le sospensioni normalmente incluse nel trattamento per il recupero dalla tossicità ematologica. Il fine della chemioterapia metronomica è di stabilizzare la malattia il più a lungo possibile, quindi essa rappresenta uno strumento addizionale per le pazienti metastatiche e pre-trattate o più anziane con tumore mammario. Sono stati sviluppati biomarcatori per poter identificare quelli più affidabili per predire la risposta e le pazienti che potranno beneficiare della terapia. Oltre alle metastasi, si sta esplorando il ruolo della terapia metronomica in ambito adiuvante o post-neoadiuvante, in particolare nel tumore triplo negativo, che potrebbe rivelarsi utile quando gli agenti target non hanno più effetto. Anche l’aspetto economico della chemioterapia metronomica non è da sottovalutare, specialmente nel trattamento palliativo delle pazienti metastatiche.
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