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19 Dicembre 2011

CHEMIOTERAPIA INTENSIFICATA MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA DEI PAZIENTI CON LINFOMA DIFFUSO A LARGHE CELLULE B

Rispetto alla chemioterapia standard con rituximab, doxorubicina, ciclofosfamide, vincristina e prednisone (R-CHOP), l’immuno-chemioterapia intensificata contenente rituximab, doxorubicina, ciclofosfamide, vindesina, bleomicina e prednisone (R-ACVBP) ha migliorato significativamente la sopravvivenza in pazienti adulti di età inferiore a 60 anni con linfoma diffuso a larghe cellule B a rischio intermedio – basso. L’esito di questa forma di linfoma è sostanzialmente migliorato dopo l’introduzione dell’anticorpo monoclonale anti-CD20, rituximab, nei regimi chemioterapici, ma i ricercatori francofoni afferenti al Groupe d’Etude des Lymphomes de l’Adulte hanno valutato in uno studio randomizzato aperto il potenziale beneficio di sopravvivenza dopo somministrazione di un regime immuno-chemioterapico a dose intensificata in combinazione a rituximab e seguito da consolidamento, rispetto al trattamento standard con rituximab, in pazienti adulti. L’assegnazione casuale è stata attuata con sequenza di allocazione e randomizzazione assistita da computer in blocchi di quattro. I pazienti di età compresa tra 18 e 59 anni non erano mai stati trattati per il linfoma diffuso a larghe cellule B e avevano un indice prognostico internazionale (IPI), aggiustato per l’età, di 1. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da eventi; l’analisi di efficacia e sicurezza è stata condotta sulla popolazione ‘intention-to-treat’. Un solo paziente ha ritirato il consenso prima iniziare la terapia e 54 non hanno completato il trattamento. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract originale) indica che, dopo un follow-up mediano di 44 mesi, la stima a 3 anni della sopravvivenza libera da eventi era 81% (IC 95%: 75 – 86) nel gruppo trattato con R-ACVBP e 67% (IC 95%: 59 – 73) nel gruppo trattato con R-CHOP (hazard ratio [HR] 0.56, IC 95%: 0.38 – 0.83; p = 0.0035). Anche le stime a 3 anni della sopravvivenza libera da progressione (87%, IC 95%: 81 – 91, vs 73%, IC 95%: 66 – 79; HR 0.48, IC 95%: 0.30 – 0.76; p = 0.0015) e della sopravvivenza globale (92%, IC 95%: 87 – 95, vs 84%, IC 95%: 77 – 89; HR 0.44, IC 95%: 0.28 – 0.81; p = 0.0071) erano superiori nel gruppo R-ACVBP. Tuttavia, 82 dei 196 pazienti nel gruppo R-ACVBP (42%) hanno manifestato un evento avverso serio rispetto a 28 dei 183 pazienti nel gruppo R-CHOP (15%). Anche gli effetti tossici ematologici di grado 3 – 4 erano più comuni nel primo gruppo, con una più alta proporzione di pazienti che ha manifestato un episodio di neutropenia febbrile (75 pazienti di 196, 38%, vs 16 di 183, 9%). In conclusione, gli autori affermano che l’immuno-chemioterapia intensificata con R-ACVBP offre un miglioramento della sopravvivenza dei pazienti tra 18 e 59 anni che presentano linfoma diffuso a larghe cellule B a rischio intermedio – basso (IPI), rispetto a quelli trattati con R-CHOP. Sebbene gli effetti ematologici del regime intensivo siano maggiori, i casi manifestatisi erano tuttavia trattabili.
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