giovedì, 25 luglio 2024
Medinews
11 Giugno 2013

CHEMIOTERAPIA DI INDUZIONE NEL TUMORE A CELLULE SQUAMOSE DI TESTA E COLLO: UNA STORIA SENZA FINE ?

La chemioterapia di induzione, somministrata prima della terapia locale definitiva, programmata, per il carcinoma a cellule squamose di testa e collo è stata oggetto di studio per almeno trent’anni, ma il dibattito sul suo ruolo è ancora aperto. La revisione critica dal dott. Marco Benasso dell’Ospedale San Paolo di Savona e Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, pubblicata sulla rivista Oral Oncology (leggi abstract), esamina i più recenti studi di ‘landmark’, includendo quelli presentati a importanti congressi o non ancora conclusi, sulla chemioterapia di induzione in diverse tipologie di pratica clinica. I dati confermano che una chemioterapia di induzione contenente docetaxel, cisplatino e 5-fluorouracile (TPF) può essere considerata nella pratica clinica come una delle opzioni possibili quando si affronti una strategia di preservazione della laringe. Al contrario, i dati attuali non supportano l’uso della chemioterapia di induzione prima di un intervento chirurgico programmato dei tumori del cavo orale e dell’orofaringe in stadio avanzato. Attualmente, per i pazienti con tumore localmente avanzato inoperabile la radio- e chemioterapia concomitante rimane lo standard di cura in attesa dei risultati di alcuni studi attualmente in corso nella speranza che questi possano chiarire il ruolo della chemioterapia TPF di induzione prima della somministrazione concomitante di radio-chemioterapia o di bio-radioterapia.
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