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24 Novembre 2009

CHEMIOTERAPIA DI INDUZIONE E CETUXIMAB NEL CARCINOMA SQUAMOSO DEL CAVO ORALE IN STADIO AVANZATO

La chemioterapia di induzione (CTI) effettuata con una somministrazione settimanale di paclitaxel e carboplatino associati a cetuximab (PCC), seguita da terapia locale correlata al rischio, si è dimostrata terapia efficace e ben tollerata che allunga la sopravvivenza libera da progressione (SSP). Per determinare la potenziale efficacia del trattamento combinato cetuximab + chemioterapia nei pazienti con carcinoma squamoso localmente avanzato del distretto testa-collo, i ricercatori del M. D. Anderson Cancer Center, University of Texas, di Houston hanno condotto uno studio di fase II con CTI che consisteva di 6 cicli settimanali di PCC, cioè paclitaxel (135 mg/m2) e carboplatino (AUC = 2) con cetuximab (400 mg/m2 alla prima settimana e successivamente alla dose di 250 mg/m2). Ai 47 pazienti (di cui 41 con cancro primario dell’oro-faringe; 33 uomini e 14 donne con età mediana di 53 anni e performance status 0-1) con carcinoma squamoso del distretto testa-collo (T1-4, N2b/c/3), mai trattati precedentemente, è stata somministrata la CTI ed è stata valutata la risposta clinica e radiografica. Dopo CTI, i pazienti sono stati sottoposti a terapia locale correlata al rischio, che consisteva di radioterapia, chemioterapia concomitante o trattamento chirurgico, relato allo stadio e alla localizzazione del tumore. Dopo PCC di induzione, 9 pazienti (19%) hanno ottenuto una risposta completa e 36 (77%) una risposta parziale. I sintomi di tossicità di grado 3 e 4 più frequentemente osservati sono stati rash cutaneo (45%) e neutropenia (21%), senza febbre. La progressione loco-regionale o sistemica della malattia è stata osservata in 6 pazienti ad un follow-up mediano di 33 mesi. La percentuale di SSP e di sopravvivenza globale (SG) a 3 anni erano rispettivamente dell’87% (IC 95%: 78-97) e del 91% (IC 95%: 84-99). Il virus del papilloma umano (HPV)-16, osservato in 12 (46%) delle 26 biopsie eseguite, è stato associato a migliore SSP (p = 0.012) e SG (p = 0.046). I risultati pubblicati nella rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) sono molto promettenti e confermano una prognosi migliore nei pazienti con tumori positivi ad HPV-16. Gli autori auspicano ulteriori studi focalizzati sull’esito di questa strategia di trattamento sequenziale.
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