mercoledì, 28 settembre 2022
Medinews
8 Aprile 2014

CHEMIOTERAPIA ADIUVANTE NELLA RECIDIVA LOCALE DEL TUMORE MAMMARIO

Poiché le pazienti con recidiva isolata locoregionale di carcinoma mammario sono ad alto rischio di metastasi a distanza e di morte per il tumore, obiettivo principale della terapia è il trattamento curativo, che consiste nella chirurgia radicale in associazione o meno alla radioterapia. Le localizzazioni della recidiva locoregionale sono i tessuti molli della mammella controlaterale o della parete toracica, la cicatrice lasciata dalla mastectomia o la pelle e i linfonodi ascellari omolaterali, il tessuto extra-linfonodale dell’ascella omolaterale o la ghiandola mammaria interna omolaterale. La chemioterapia adiuvante riduce il rischio di recidiva del tumore mammario primario, quindi la stessa dovrebbe diminuire anche il rischio di recidiva nelle pazienti in cui è stata asportata la recidiva locoregionale del carcinoma mammario. Tuttavia pochi studi hanno investigato questo aspetto. L’autore dell’editoriale pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi testo), il professor Xavier Pivot del Jean-Minjoz University Hospital, Centro Ospedaliero-Universitario di Besançon, ha discusso i dati dello studio CALOR pubblicato sulla stessa rivista, perché rappresenta, seppur con limitazioni, l’unico approfondimento dell’effetto della chemioterapia adiuvante in questo ambito. Molti studi, tra cui quelli condotti da EORTC e dai gruppi collaborativi tedesco (GBSG-6) e francese (PACS 03/0003), sono stati interrotti prematuramente per il basso tasso di arruolamento. D’altra parte, è difficile per i clinici non trattare con la chemioterapia pazienti ad alto rischio di recidiva, anche se non esiste evidenza della sua efficacia. Lo studio CALOR è il primo studio randomizzato che offre un’evidenza del ruolo della chemioterapia in questo sottogruppo di pazienti: il disegno è chiaro e pragmatico, con trattamenti chirurgici, radioterapia e chemioterapia somministrati secondo le preferenze dello specialista. Tuttavia l’arruolamento, che prevedeva un campione iniziale di 1000 pazienti, corretto successivamente a 276, si è concluso con 162 pazienti dopo un periodo di quasi 7.5 anni. Anche se il campione è ristretto e gli autori hanno cambiato il tipo di analisi, evitando tuttavia bias sulle differenze di trattamento, il valore dell’analisi è innegabile e la grandezza dell’effetto è ampia e statisticamente significativa. L’interpretazione dei dati, che favoriscono l’uso della chemioterapia adiuvante nelle pazienti con recidiva di tumore mammario con recettori ormonali negativi per estrogeni (ER-negativa), può sembrare limitata nella popolazione globale per lo stretto margine di significatività del test di interazione (p = 0.046), che indica un effetto eterogeneo del trattamento in relazione allo stato dei recettori per gli estrogeni. I risultati suggeriscono, ma non provano, un beneficio maggiore nel sottogruppo con recettori ormonali negativi per estrogeni (ER-negativo) rispetto all’intera popolazione e il campione è troppo piccolo per dimostrare che, al contrario, la chemioterapia non ha alcun beneficio nella coorte con recettori ormonali positivi per estrogeni (ER-positiva). Malgrado tutto ciò, il valore dello studio CALOR sull’utilizzo della chemioterapia adiuvante è innegabile, anche se non conclusivo, ma impossibile da esaminare in studi futuri. Una buona alternativa sarà dunque investigare il valore delle firme genomiche, ottenute retrospettivamente nelle pazienti con tumori mammari con recettori ormonali positivi per estrogeni (ER-positivi) di questo studio. Questi dati aiuteranno a definire la probabilità di ottenere beneficio dalla chemioterapia adiuvante in quest’ambito e aggiungerebbero valore ai risultati dello studio CALOR.
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