mercoledì, 6 luglio 2022
Medinews
6 Marzo 2012

CHEMIOTERAPIA ABVD VS RADIO-CHEMIOTERAPIA NEL LINFOMA DI HODGKIN IN STADIO INIZIALE

La sola chemioterapia ABVD (doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina), rispetto al trattamento che include l’irradiazione linfonodale subtotale, è associata a un tasso più alto di sopravvivenza globale, principalmente per un minor numero di morti per altre cause. La radio-chemioterapia infatti permette il controllo della malattia in stadio iniziale nel 90% dei pazienti, ma è anche associata a mortalità tardiva. La chemioterapia da sola, invece, esercita un beneficio di sopravvivenza per un minor numero di decessi a lungo termine. I ricercatori americani afferenti a NCIC Clinical Trials Group ed Eastern Cooperative Oncology Group hanno randomizzato 405 pazienti con linfoma di Hodgkin in stadio IA e IIA, senza massa ‘bulky’ e mai trattato precedentemente, a sola chemioterapia ABVD o a irradiazione linfonodale subtotale, in associazione o meno ad ABVD. I pazienti nel primo gruppo (sola ABVD), con profilo di rischio favorevole o sfavorevole, hanno ricevuto da 4 a 6 cicli di trattamento. Nel gruppo assegnato a irradiazione linfonodale subtotale, i pazienti con profilo di rischio favorevole hanno ricevuto solo irradiazione linfonodale subtotale, mentre a quelli con profilo di rischio sfavorevole sono stati somministrati anche due cicli di ABVD. Endpoint primario era la sopravvivenza globale a 12 anni. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) indicano una durata media del follow-up di 11.3 anni. Dopo 12 anni, la percentuale di sopravvivenza globale è stata del 94% tra i pazienti che hanno ricevuto sola chemioterapia ABVD, rispetto all’87% in quelli che avevano ricevuto irradiazione linfonodale subtotale (hazard ratio per morte con sola ABVD 0.50, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.25 – 0.99; p = 0.04); la percentuale di pazienti liberi da progressione della malattia era rispettivamente 87 e 92% nei due gruppi di pazienti (hazard ratio per progressione della malattia 1.91, IC 95%: 0.99 – 3.69; p = 0.05) e i tassi di sopravvivenza libera da eventi sono risultati rispettivamente 85 e 80% (hazard ratio per evento 0.88, IC 95%: 0.54 – 1.43; p = 0.60). Tra i pazienti randomizzati a sola ABVD, 6 sono deceduti per il linfoma o per una complicanza precoce del trattamento e 6 per altre cause, mentre tra quelli che hanno ricevuto la radioterapia, 4 decessi erano legati alla malattia o a effetti tossici precoci del trattamento e 20 per altre cause. In conclusione, i pazienti con linfoma di Hodgkin trattati con la sola chemioterapia ABVD mostrano percentuali più elevate di sopravvivenza globale rispetto ai pazienti trattati anche con irradiazione linfonodale subtotale. Questo effetto sembra essere dovuto al minor tasso di morti per altre cause. Lo studio è stato finanziato dalla Canadian Cancer Society e dal National Cancer Institute statunitense.
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