sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
19 Ottobre 2009

CATUMAXOMAB PROLUNGA LA SOPRAVVIVENZA IN PAZIENTI CON ASCITE MALIGNA

Catumaxomab, nuovo anticorpo anti-EpCAM x anti-CD3 proposto per il trattamento dei pazienti con ascite maligna secondaria a carcinoma gastrico, ritarda la comparsa dei sintomi della malattia e prolunga la sopravvivenza. La sua efficacia, accompagnata ad un buon profilo di sicurezza e maneggevolezza, è stata dimostrata in un’analisi di un sottogruppo di pazienti che hanno partecipato a studi di fase II/III, presentati all’European Medicines Agency (EMEA) per l’autorizzazione alla commercializzazione del farmaco in Europa. L’ascite maligna è generalmente associata ad una prognosi sfavorevole e ad una bassa qualità di vita del paziente. Lo scorso febbraio il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMEA ha espresso parere positivo raccomandando l’approvazione di catumaxomab per il trattamento intraperitoneale dell’ascite maligna nei carcinomi EpCAM-positivi. Catumaxomab distrugge le cellule tumorali presenti nel liquido ascitico attraverso l’attivazione delle cellule T e accessorie. Al congresso ‘ECCO 15 – 34TH ESMO’ che si è tenuto a Berlino tra il 20 e il 24 settembre, è stata presentata l’analisi sui dati relativi al più ampio sottogruppo di pazienti con carcinoma non ovarico che presentavano ascite maligna secondaria a carcinoma gastrico. Nello studio pubblicato nel supplemento della rivista European Journal of Cancer (leggi abstract originale) sono stati inclusi 66 pazienti con ascite maligna sintomatica, trattati con paracentesi e catumaxomab (n = 46) o sola paracentesi (controllo, n = 20). Ai pazienti del primo gruppo sono state somministrate 4 infusioni i.p. di catumaxomab (in 6 ore a dosi crescenti: 10 μg al giorno 0, 20 μg al giorno 3, 50 μg al giorno 7 e 150 μg al giorno 10). L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza senza paracentesi, definita come tempo al drenaggio o al decesso, come primo sintomo a manifestarsi. Endopoint secondari erano il tempo alla paracentesi, la sopravvivenza globale e i parametri di sicurezza. I risultati dello studio hanno indicato che la sopravvivenza mediana senza paracentesi era di 44 giorni nel gruppo trattato con il farmaco rispetto a 15 giorni per il gruppo di controllo (p < 0.0001; HR 0.289, IC 95%: 0.151-0.554). Tra gli endpoint secondari, il tempo mediano alla paracentesi era di 118 giorni rispetto a 15 giorni (p < 0.0001; HR 0.143, IC 95%: 0.057-0.359). Sebbene lo studio non sia stato disegnato per analizzare la sopravvivenza globale, la differenza tra il gruppo in trattamento con il farmaco e il gruppo di controllo era significativa (71 vs 44 giorni; p = 0.0313; HR 0.469, IC 95%: 0.232-0.915). Gli eventi avversi manifestati dai pazienti sono stati dolore addominale, probabilmente associato alla modalità di somministrazione e sintomi associati al rilascio di citochine (piressia, nausea e vomito), aspetto importante del meccanismo d’azione del catumaxomab. In generale, gli effetti collaterali erano di grado lieve o moderato, reversibili e limitati al periodo di trattamento.
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