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26 Gennaio 2011

CARCINOMA RENALE: SEQUENZIARE INIBITORI DELLA TIROSIN-CHINASI O PASSARE A INIBITORI DI mTOR?

Lettura critica delle evidenze cliniche nel tumore in stadio avanzato allo scopo di aiutare ad effettuare la migliore scelta terapeutica per il paziente

Con il recente sviluppo di nuovi agenti a target molecolare (sorafenib, sunitinib, temsirolimus, bevacizumab e interferone-alfa, everolimus e ora anche pazopanib), i pazienti con carcinoma renale in stadio avanzato hanno oggi a disposizione un’ampia gamma di opzioni terapeutiche, che posseggono tutte una rilevante attività clinica e un profilo di sicurezza relativamente buono. L’abbondanza di trattamenti attivi, ottenuta in così breve tempo, è accompagnata da limitate informazioni derivanti da studi clinici registrativi di fase III e ha fatto emergere la questione di come usare questi agenti in modo ottimale. Fin dall’approvazione di sorafenib e sunitinib per il trattamento del carcinoma renale in stadio avanzato, i pazienti sono stati trattati con questi due inibitori delle tirosin-chinasi in sequenza allo scopo di prolungare la stabilizzazione della malattia. Questa strategia terapeutica è supportata dai risultati di pochi e limitati studi prospettici e da molti ma al contempo limitati studi retrospettivi, che indicano bassa o nessuna cross-resistenza tra i due agenti. D’altra parte, i dati dallo studio RECORD-1, randomizzato, controllato verso placebo, di fase III, hanno mostrato che l’inibitore di mTOR, everolimus, è ugualmente efficace dopo la somministrazione di uno dei due inibitori tirosin-chinasici o di entrambi. Gli autori della revisione pubblicata sulla rivista European Journal of Clinical and Medical Oncology (leggi abstract originale) commentano l’attuale evidenza clinica su questo importante argomento, indipendentemente dalla rilevanza formale, discutendo criticamente i risultati fino ad oggi ottenuti allo scopo di aiutare ad effettuare la migliore decisione clinica possibile.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 1 – Gennaio 2011
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